Il solstizio d’Estate nella Basilica di San Miniato al Monte e la sacralità conferita alla luce, sentiero di eternità

by Valeria Nanni

Macchine astronomiche, enormi calendari e orologi, questo erano i monumenti cristiani antichi e in Toscane ne abbiamo più di 400 esemplari, tra chiese e pievi romaniche studiate da Simone Bartolini cartografo dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, tra cui la Basilica di San Miniato al Monte. Qui il 20 e 21 giugno il cartografo con i presenti all’evento ha celebrato l’inizio dell’estate, salutato il solstizio, inaugurato il segno del cancro e raccontato funzionamento del calendario solare nella basilica e abbazia dominante il colle fiorentino, con l’imponente bicromia classica toscana.

Il sole ancora una volta ha intercettato l’edificio ed è penetrato dalla quarta finestra monofora a sud in alto, per colpire con un disco luminoso il quarto quadrato pavimentale, poi dopo tre minuti anche il terzo, poi il secondo e dunque il primo quadrato in cui è inscritta una completa ruota dello zodiaco, illuminando il simbolo del cancro. È estate. Ma è anche l’inizio di un cammino di eternità, segnato dalla luce e compiuto nella luce. Un inizio segnato da San Giovanni Battista, festeggiato dai cristiani il 24 giugno. Astronomicamente il 21 giugno è il solstizio d’estate, l’inizio della stagione estiva, il passaggio nella costellazione del cancro. In tutto all’origine erano 5 macchie di luce sul pavimento, oggi se ne vedono solo 4 perché la quinta finestra presenta dei vetri maggiormente oscuranti. Per ottenere la sequenza precisa temporale ogni tre minuti le finestre furono strombate diversamente le une dalle altre, secondo calcoli matematici e geometrici, in modo che potessero funzionare come un otturatore di macchina fotografica. L’altezza delle finestre è perfettamente in relazione alla grandezza della navata centrale.

Le meridiane antiche incontrano senz’altro l’interesse scientifico attraverso la misurazione e interessi astronomici, ma sono pervase anche di simbolismi divini, e offrono una lettura oggi forse inusuale dell’anno liturgico. Sotto il segno della luce tutte le feste cristiane maggiori sono legate ad elementi astronomici. Giovanni è il precursore di Cristo, apre la via al Giorno, alla Luce, con il solstizio d’estate, celebrato il 24 giugno. Perciò si cammina fino all’equinozio d’autunno, dove sembra che le tenebre prevalgano, la natura si addormenta, ma si guarda ad esso il 25 ottobre come alla speranza della vittoria della luce, che avverrà nel solstizio d’inverno il 25 dicembre, il Natale, corrispondente alla festa pagana del Sol Invictus. Era il romano sole mai sconfitto che non muore mai, sole invincibile e che si fa corpo con i cristiani in Cristo, la luce che viene sulla terra. Il Natale è vicino alla festa di San Giovanni Evangelista il 27 dicembre, colui che racconta la fine dei tempi nell’Apocalisse. E si prosegue con l’equinozio di primavera 25 marzo, festa dell’annunciazione di Maria, coincidente con il tempo di Pasqua.  

“Sembra incredibile ma non tutto è già stato scoperto del passato a Firenze – certifica Bartolini – i cui monumenti riservano ancora sorprese”. Così quel gioiello del romanico fiorentino che è la Basilica di San Miniato al Monte, presenta un pavimento meraviglioso impreziosito da figure ad intarsio. Lungo la navata centrale vi è una ruota dello zodiaco posizionata in modo che il fedele entrando dal portone principale incontra prima il segno del Capricorno, solstizio d’inverno, il Natale di Gesù, e diametralmente opposto il segno del cancro, solstizio d’estate, il sentiero tracciato da Giovanni Battista, unico inscritto in un cerchio rispetto agli altri 11 segni. “A lungo gli storici hanno considerato questa ruota zodiacale soltanto una decorazione pavimentale, invece si è rivelata essere uno strumento di misura”.

Conoscere il calendario, ovvero orientarsi lungo l’anno solare, permetteva di vivere progettando le azioni in maniera sicura. Perciò l’osservazione del cielo era fondamentale alla sopravvivenza, attività che poteva  collegarsi sia alla concretezza del vivere, che all’aspetto culturale. Erano i sacerdoti di ogni epoca ad interpretarlo. Perciò in passato l’osservazione del cielo, i solstizi, gli equinozi erano vissuti come eventi che facevano estasiare gli uomini. Un aspetto culturale che accomuna tutti i popoli della terra.

Tra pagano e cristiano il limite è netto ma anche permeabile e significante. Nello specifico lo zodiaco appartiene alla storia precristiana, rappresenta il cielo e il suo movimento in tutto l’anno terrestre. Le religioni passate erano solari. I cristiani dovevano far convivere la simbologia solare con Cristo, colui che vince le tenebre, la notte, il buio. Quando Cristo muore guarda ad Ovest, alle tenebre, ma non in segno di sconfitta, piuttosto come attesa della nuova luce. I primi cristiani ai piedi della croce sono Maria, Maria Maddalena e san Giovanni che guardano ad Est, alla nuova luce. Perciò le chiese sono orientate con l’abside ad est, il punto dove il sole sorge all’equinozio, dette equinoziali.

“Abbiamo migliaia di chiese in Toscana io ne ho scelte 400 da studiare e statisticamente sono per l’85 % orientate est ovest”. Ma San Miniato fa eccezione, orientata di 8° verso Sud, verso il solstizio d’inverno. Perciò si è indagato per capirne le possibili motivazioni. Nel giorno del solstizio d’inverno Cristo si incarna, e una luce colpiva la porta di accesso della chiesa, illuminava l’assemblea nel giorno di Natale, illuminata dalla luce per arrivare alla luce. Ora non si vede più a causa di lastre di alabastro a copertura delle finestre absidali. E non è tutto. La cripta di San Miniato aveva nell’altare le ossa del santo martire a cui è dedicato l’edificio. Tradizionalmente le data del martirio è il 25 ottobre del 250 d.C. Nell’anno 1000 il calendario utilizzato era quello giuliano, sfalsato di 6/7 giorni rispetto a quello gregoriano usato tuttora. Tre monofore si aprono sull’abside della cripta. Oggi non filtrano più luce solare, a causa di modifiche successive all’edificio, ma un tempo a fine ottobre inizio novembre il sole le intercettava e illuminava l’altare nel punto in cui c’era il reliquiario.

Gli edifici religiosi medievali erano delle macchine per il cielo. La chiesa di San Miniato al Monte è costruita su più livelli, in un periodo, il Romanico, in cui era tutto simbolico. Chi entrava in chiesa entrava partendo da un mondo terreno entrando in un altro mondo dalla dimensione eterna. La chiesa è dunque il percorso della vita, dalla porta d’ingresso al punto focale, l’altare, dove arrivava la luce a Pasqua. Una sacralità conferita alla luce, elemento divino per tradizione. La simbologia vede Dio che procede verso la porta per cercare il fedele che entra e dargli un sentiero di luce verso l’altare, verso l’eternità.

La cripta rappresenta gli inferi, ci sono seppelliti i corpi in attesa della risurrezione. Ed è edificata appena sotto l’altare dove i presbiteri sono il tramite tra la terra e il cielo, la Chiesa, e termina tutto con il catino absidale, simbolo della volta celeste. Est è il mese della Pasqua che cade dal 22 marzo al 25 aprile, appunto in base a calcoli astronomici. Dove le chiese non sono perfettamente orientate ad est è perché hanno l’orientamento verso l’alba della Pasqua, quella di quando sono state edificate, cosa che conferiva loro maggiore sacralità. La porta della chiesa romanica è la porta del Cristo, la porta del cielo, spesso indicata da un’iscrizione latina.

Una chiesa dimensionata dalla luce duque, testimone della capacità dell’uomo medievale di creare una bellezza condivisibile. Una nuova idea di comunità rispetto a quella dei nostri tempi storici, sulla quale Padre Stefano ci invita a riflettere. “Questo particolare della chiesa di San Miniato al Monte dimostra il grado di attenzione al dettaglio che regnava nella progettazione architettonica medievale, sfatando la storiografia sbagliata ottocentesca che lo liquida come un periodo oscurantista. Questi edifici avevano degli sponsor, le Arti fiorentine, che a fine anno davano i soldi per la realizzazione delle opere pubbliche cittadine. Il grado di consapevolezza della civiltà passata era sorprendente. San Miniato fu realizzato con le stesse maestranze del Battistero di San Giovanni, ed è ad esso collegato. Annotiamo una capacità di leggere e pensare la città convogliando energie e tempi oggi sconosciute. L’investimento economico era verso la Bellezza condivisa, la città diventava specchio delle ragioni più profonde che animano il nostro cuore”. Una proposta di lettura diversa, più profonda, rispetto alle opere d’arte e più in generale alle città d’arte, Firenze compresa, la cui asincronia rispetto allo spirito del turismo di massa è forse la medicina per il dolore che la banalità provoca deprezzando quello che siamo stati e quello che possiamo essere.

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