“La grandezza dell’universo”: dedicata a Giovanna Garzoni la prima mostra a Palazzo Pitti post Covid

by Michela Conoscitore

La prima mostra inaugurata dalle Gallerie degli Uffizi dopo la quarantena per il Covid-19 è quella dedicata alla pittrice del Seicento, Giovanna Garzoni: La grandezza dell’universo, il titolo della mostra che è stata presentata in anteprima alla stampa presso Palazzo Pitti, facente parte del polo museale fiorentino, era stata pensata per celebrare la festa della Donna, lo scorso 8 marzo. Nel frattempo, nei mesi di chiusura, le opere dell’artista hanno atteso che i visitatori tornassero al museo, attentamente protette, come riportato dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, nel corso della conferenza stampa.

Schmidt, riferendosi al periodo di lockdown da poco terminato, ha esordito elencando tutta una serie di precauzioni che sono state adottate a Palazzo Pitti per consentirne la visita: “Palazzo Pitti riapre giovedì 28 maggio, e sono state prese tutte le precauzioni del caso: oltre ad evitare assembramenti, molte delle sale, quelle dalle dimensioni più contenute, rimarranno chiuse al momento. Inoltre, all’ingresso abbiamo installato un termo scanner che rileva la temperatura corporea quando i turisti arriveranno al nostro museo. Inoltre, seguiremo nuovi orari di apertura, il museo sarà visitabile solo durante la mattina poiché nel pomeriggio tutti gli ambienti saranno sistematicamente sanificati”. Il museo, in aggiunta, si è dotato anche di distributori di igienizzante per mani, installati in determinati punti.

Le cento opere, tra quadri, miniature e disegni, che animano la mostra sull’artista di Ascoli Piceno, schiudono le porte su un mondo ricco di inventiva e immaginazione perché chi avrebbe mai pensato di associare in un quadro un carciofo con una rosa damascena? Il diverso, i contrasti, il normale e l’eccezionale, la Garzoni era interessata ad esplorare ogni piega del reale. Come ha spiegato in conferenza stampa Alessandra Griffo, direttrice della mostra: “Come per noi oggi, a causa del virus, è diventato difficile muoversi, anche per una donna del Seicento lo era. Eppure Giovanna aveva voglia di esplorare, di conoscere ma, soprattutto, di mettersi alla prova: all’inizio del percorso espositivo incontrerete un galeone disegnato dalla Garzoni a mano libera, in un unico tratto. Una sfida tecnica che Giovanna colse e vinse, perché allora le donne non erano ritenute capaci di fare alcunché”.

 La mostra, curata da Sheila Barker, impossibilitata a presenziare l’inaugurazione proprio a causa della pandemia, dagli Stati Uniti ha posto l’accento sulla volontà di fare luce sulle artiste appartenenti all’epoca moderna, e che sono sistematicamente ignorate. “Questa è la nona mostra che gli Uffizi dedicano ad un’artista donna. E ne sono in preparazione altre, per i prossimi anni”, ha aggiunto Schmidt. La mostra è collegata anche ad una iniziativa di AWA, Advancing Woman Artists, e la cui direttrice, Linda Falcone, era presente alla conferenza.

La Garzoni ha avuto una vita abbastanza avventurosa, pur essendo una donna del Seicento: iniziata alla pittura dallo zio Pietro Gaia, divenne ben presto esperta miniaturista, ma si specializzò anche nella calligrafia, nel suonare strumenti a corda e nel canto. A diciannove anni approdò alla corte dei Medici, a Firenze, divenendo una delle loro artiste predilette. La fine del matrimonio con Tiberio Tinelli le spalancò le porte del mondo: nel 1620 conobbe Artemisia Gentileschi a cui fu legata, per tutta la vita, da una forte amicizia. Le due pittrici viaggiarono in lungo e in largo per l’Europa: prima una breve sosta a Roma, accolta dai Barberini e nell’Accademia dei Lincei. Poi Napoli, in seguito l’Inghilterra alla corte di re Carlo I, e infine la Francia dove Giovanna ritrasse il cardinale Richelieu. Tornata in Italia, scelse Firenze come casa, tornando ad essere accolta dai Medici, anche se morì a Roma nel 1670.

Le sale della mostra sembra riproducano dei piccoli scorci privati appartenenti a camere della nobiltà secentesca, dove le opere di Giovanna Garzoni risaltano preziose e uniche: il quadro rappresentativo del percorso espositivo è La canina, il ritratto di una cagnolina dallo sguardo quasi umano che osserva lo spettatore con dolcezza e curiosità. La Garzoni era un’autentica maestra della natura morta, e le sue sono delle vere e proprie pietre miliari nella nostra tradizione artistica perché alla pittrice non sfugge alcun particolare dell’oggetto ritratto, tanto da sembrar vero. Un altro pezzo esemplare della mostra è il paliotto di Santa Maria Novella, risalente al 1647, che decorava l’altare della chiesa, ed è l’opera più estesa della pittrice. Quindi, non soltanto pittura ma anche cucito.

Opere veramente non dirò humane ma divine, dimodo che natura sta combattendo con esse chi di loro debba tenere il primato”, scrisse in una lettera Ippolito Galantini alla Garzoni, esprimendo la sua ammirazione. Il piccolo mondo in cui sembrava dovesse svolgersi la vita della pittrice si è schiuso non soltanto grazie all’arte ma anche alla tenacia di una donna controcorrente e intrepida del Seicento, riuscendo così a riprodurre appunto, la grandezza dell’universo.

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