Riaprono la Sala Islamica e la Sala delle Maioliche del Bargello, 100 opere che testimoniano i rapporti commerciali della Firenze del Rinascimento con le potenze musulmane

by Valeria Nanni

Non c’erano solo Donatello e Michelangelo Buonarroti a manifestare il potere politico e culturale di Firenze, ma nelle collezioni d’arte della Famiglia Medici occupavano un posto di prestigio anche manufatti dei lontani territori islamici nonché maioliche della vicina Urbino. Oggi parte di quelle collezioni è custodita al primo piano del Museo Nazionale del Bargello, nelle sale da esse dedicate, che dall’8 giugno sono nuovamente visitabili. Le due sale infatti, chiuse al pubblico da settembre 2023 per il montaggio delle vetrine e una nuova, moderna, disposizione delle opere, riaprono rinnovate dopo il lavoro curato dallo studio di architettura Guicciardini & Magni.

Oggetto imperdibile della Sala Islamica del Bargello, curata da Giovanni Curatola e Marco Spallanzani, tra i massimi specialisti internazionali della materia – è la giacca da parata detta Brigantina regalata a Lorenzo il Magnifico, opera unica al mondo, in velluto di seta, imbottita e foderata in lino, decorata con borchie in ottone dorato, di manifattura mamelucca proveniente dall’Egitto. “L’oggetto è usurato – dice Giovanni Curatola – e non dal tempo trascorso ma dall’uso che Lorenzo ne fece, pertanto deve aver particolarmente gradito questo dono orientale se lo ha indossato più volte”. L’intero ambiente ospita quasi 100 opere, tra metalli, avori, ceramiche, tessuti, testimoni dei rapporti commerciali che Firenze aveva nel Rinascimento con le potenze musulmane. Questa collezione islamica è una delle principali in Italia, iniziata dai Medici nel Rinascimento e poi arricchita dagli antiquari Louise Carrand e Giulio Franchinetti, tra ‘800 e ‘900.

Il fascino dell’esotico colpisce sempre e a visitare una sala islamica come quella del Bargello a Firenze soddisfa curiosità e avvicina la cultura araba e persiana alla cultura occidentale. Un esempio è l’uso che l’arte islamica fa della scrittura. La scrittura araba è calligrafica, usata spesso come ornamento, dove si allungano le aste dei simboli fonici per formare arabeschi. Insomma la cultura araba è cultura di bella scrittura. Tra gli oggetti di collezione granducale spicca una coppa rituale, decorata all’interno con inscrizioni in cui sono state riconosciute invocazioni, passi coranici, frasi magiche. Altro esempio di pure bella scrittura è una epigrafe in marmo proveniente da una moschea ad Assuan dell’Alto Egitto.

Gli accaniti giocatori di scacchi apprezzeranno due pezzi da gioco iracheni del X secolo nella vetrina degli avori. L’espressione “scacco matto” deriva dal persiano “shah mat” che significa “il re è morto”. Ebbene si giocava a scacchi sin dal VI secolo d. C. in India, poi in Persia e dunque Arabia. I due pezzi in collezione sono un elefantino e il re. E se per l’ultimo personaggio non abbiamo dubbi d’uso sulla scacchiera, di certo l’elefante ci lascia impreparati. Spiega perciò Giovanni Curatola “Quello che noi chiamiamo Alfiere in italiano, corrisponde alla parola persiana Alfel, ovvero elefante”.

Altra sala che si può nuovamente visitare riguarda la collezione delle maioliche. “L’importante raccolta ceramica del Bargello – spiega Marino Marini, curatore della Sala delle Maioliche – è una delle più notevoli fra quelle conservate in Italia. L’attuale allestimento, ispirato a criteri espositivi aggiornati e voluto dall’ex-direttrice Paola D’Agostino, adesso permette di ammirare appieno le oltre 400 opere ceramiche esposte nella sala, una selezione dei circa mille esemplari conservati nel museo. In particolare, i grandi piatti istoriati già di proprietà dei Medici, giunti al Bargello nel 1865, sono adesso inseriti in vetrine al centro della sala e collocati su pannelli trasparenti che ne rendono visibili sia il fronte che il verso”.

Erano 6000 i pezzi collezionati dai Medici tra ceramiche, maioliche e porcellane. Ma quella prestigiosa collezione fu smembrata e dispersa tra ‘700 e ‘800, e quel che di essa resta al Bargello non è che la sesta parte. Degne di nota le maioliche realizzate dai vasai di Urbino con figurazioni a tema mitologico, di storia greca e romana, delle sacre scritture e dai testi come Metamorfosi di Ovidio e De bello Gallico di Giulio Cesare, circolanti a stampa. Interessante il soggiorno del vasaio Flaminio Fontana che piacque particolarmente a Cosimo I e diffuse la ceramica urbinate ricca di decorazioni a grottesche. Si distinguono “rinfrescatoi da triangolo” istoriati con le gesta di Cesare, usati per refrigerare caraffe, e che replicano un celebre servito realizzato da disegni su carta eseguiti da Taddeo Zuccari e richiesto da Guidobaldo II duca di Urbino come dono per il re di Spagna Filippo II.

Completano l’allestimento alle pareti maioliche, ceramiche graffite e mattonelle made in Italy che dal Medioevo e i nostri giorni, in successione cronologica, offrono un quadro dei più rinomati centri ceramici della penisola italiana, oltre a un piccolo focus sui vasi moreschi realizzati nella Spagna islamizzata.

“Sono lieto di presentare questo importante progetto di nuovo ordinamento di due straordinari nuclei collezionistici del Museo Nazionale del Bargello – ha dichiarato il Direttore Generale Massimo Osanna – Grazie al lavoro di professionisti, maestranze, artigiani, restauratori, all’impegno dei curatori dell’allestimento e di tutto lo staff dei Musei del Bargello, le collezioni di arte islamica e di ceramiche sono nuovamente valorizzate in una disposizione elegante e funzionale. Sin dalla sua apertura al pubblico nel 1865, il Bargello, primo museo dell’Italia unita, ha curato particolarmente l’esposizione delle arti decorative, portando ad una tradizione di importanti donazioni che prosegue ancora oggi”.

A completare il riallestimento del Museo Nazionale del Bargello sarà il Salone di Donatello, il cui restauro appena avviato si concluderà il prossimo autunno, e si affiderà al David di Donatello l’immagine del museo fiorentino nel mondo.   

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