Dalle conserve di pesce al food&luxury internazionale: la storia della famiglia Borrelli e del Gruppo Bianca Lancia d’Agliano

by Michela Conoscitore

Belle storie, positive ed ispiranti, sono ciò di cui la Capitanata ha bisogno. Seppur poco valorizzata, la provincia di Foggia è stata la culla di una delle aziende italiane leader nel settore ittico – conserviero. A raccontarmi la storia del gruppo Bianca Lancia D’Agliano, che poi è quella della sua famiglia dove l’audacia ha sposato la forza di volontà, è Laura Borrelli. Insieme ai fratelli Rino e Massimo porta avanti la tradizione di famiglia, dopo che il padre Giuseppe e la madre Rosaria hanno indicato loro la via da percorrere.

I tre fratelli hanno fatto tesoro degli insegnamenti dei genitori, arricchendoli con le proprie peculiari versatilità orientate al sostenibile e all’innovazione tecnologica. La famiglia Borrelli, originaria di Cerignola, ha scelto Manfredonia per la propria attività economica: “Tutto iniziò nel 1960, quando mio padre a Cerignola fondò un’azienda per la produzione di acciughe salate”, mi racconta Laura, “lui era direttore commerciale e produttivo, quindi si occupava di acquisti e produzione insieme ad altri soci, che allora erano dei big nel settore. Poi mio padre decise di andare via: lo sfidarono, in un certo senso, gli dissero che non sarebbe riuscito a fare nulla se avesse deciso di mettersi in proprio. Accettò la scommessa, vendette le sue quote e in pochi mesi diede vita, a Manfredonia, alla Borrelli Srl. Pur indebitandosi, creò un’azienda che divenne leader a livello nazionale nella produzione delle acciughe salate, con cento operaie provenienti da Cerignola, Ortanova e Stornarella.Nei primi anni Settanta, con macchinari all’avanguardia, siamo stati dei precursori in questo ambito commerciale.

La sfida fu vinta, quindi, dal signor Borrelli: un’azienda giovane, automatizzata, che già allora aveva compreso di dover investire nel futuro.I problemi, tuttavia, non sono mancati poiché come riporta Laura “tra gli anni Ottanta e Novanta, diminuendo la materia prima dei nostri mari, mio padre decise di reinventarsi nel campo ittico conserviero, fu tra i primi a mettere in commercio l’insalata di mare. È sempre stato molto determinato, e le sfide lo motivavano. Fin da subito ci siamo rivolti anche ai mercati esteri, tuttora il 90% del nostro core business proviene da Europa, Stati Uniti e Regno Unito. Ultimamente ci stiamo aprendo anche a Russia e Bielorussia.

“La Borrelli Srl è il cuore di tutto, la capostipite di tutte le nostre attività ed è quella che poi ha dato alle altre aziende la possibilità di nascere e crescere. Mio fratello Rino ha lavorato alla costruzione di questa realtà con mio padre, oggi ne è il responsabile e da sempre è impegnato nella ricerca di nuovi progetti creativi, collaborazioni prestigiose come quella con l’Università di Foggia per ideare nuovi prodotti e nello sviluppo di una filiera produttiva orientata al locale.”

Da sempre sono le difficoltà ad orientare i componenti della famiglia Borrelli, trovano in esse una modalità per crescere e incamminarsi su percorsi differenti, non perdendo mai di vista il proprio punto di partenza, la Capitanata. A questo proposito, Laura Borrelli mi illustra l’idea ecologica del fratello Massimo, ormai parte integrante della filosofia aziendale: “Più di diciotto anni fa abbiamo deciso di investire in un settore innovativo, quello del biogas. Grazie a mio fratello abbiamo creato il primo impianto di biogas, da 650 kilowatt all’ora, del sud Italia. Negli appezzamenti, in parte nostri altri in affitto, mio fratello ha dato vita ad un circolo virtuoso, un’economia circolare, tutto nasce dalla terra e tutto torna ad essa. Il biogas si produce per fermentazione naturale di prodotti della terra. Questo gas viene convogliato in un motore che lo trasforma in energia elettrica e termica. L’elettrica la vendiamo al gruppo Enel, la termica viene reimmessa nel sistema produttivo. Il compost anaerobico di questo processo, il prodotto di scarto in poche parole, va a fertilizzare i terreni. Nei nostri campi non facciamo uso di fertilizzanti chimici, ma usiamo soltanto il nostro digestato. A questo si accosta anche l’attività della nostra fattoria didattica, visitata spessissimo dalle scolaresche, sempre creata da Massimo, a Cerignola. Leguminose, mandorleti, oliveti, e il nostro forte è la coltivazione del grano Senatore Cappelli bio, a cui da ultimo si è aggiunto anche il grano Solina. A questo proposito la nascita nel 2007 del pastificio a Candela, Arte Agricola, dove utilizziamo l’acqua dei monti Dauni, ricca di proprietà particolari. Pasta secca, pasta integrale, al farro o ai semi di lino a cui si aggiungono i legumi e le mandorle.

Laura vive a Monaco di Baviera, e dirige la ditta tedesca della società, la Borrelli Fine Foods, azienda di import/export di prodotti della casa madre: “Nove anni fa si crearono delle circostanze particolari legate ad uno dei nostri principali mercati europei, la Germania. Dopo aver partecipato ad Anuga, una fiera a cui prendiamo parte da trent’anni, mi venne l’idea di aprire un’azienda a Monaco di Baviera. In dieci giorni riuscì a fare tutto, per un anno è stata una filiale ora è una società tedesca a tutti gli effetti. Quelle che sono debolezze, noi proviamo a trasformarle in punti di forza. In Puglia ci sono aziende di valore a livello nazionale, ma sono penalizzate dal punto di vista logistico. Questo handicap non ci permette di crescere e raggiungere obiettivi ancora più soddisfacenti. Un’azienda come la nostra se fosse stata localizzata in Veneto o in Lombardia, avrebbe conseguito risultati maggiori. Ecco perché abbiamo deciso di aprirne una in Germania.

Lei è la parte creativa del gruppo Bianca Lancia d’Agliano, oltre ad occuparsi di marketing, public relation e innovazione, scova trend che diventano, così, i nuovi obiettivi dell’azienda e che hanno proprio sancito la nascita del gruppo: “L’idea di unire il food al fashion in contesti luxury l’abbiamo accolta da altri paesi. Vivendo all’estero ne ho notati molti di questo genere, e così abbiamo iniziato a far ‘partecipare’ i nostri prodotti più di nicchia a serate in cui si sponsorizzavano marchi come Ermenegildo Zegna ed Emilio Pucci. In questi luxury store la gente ci si reca per acquistare vestiti, ma allo stesso tempo viene offerta loro anche la degustazione dei nostri prodotti, che possono acquistare. Questo tipo di iniziativa mi ha portato a riflettere su quali sono i punti di forza degli italiani all’estero, ovvero il cibo, la moda e l’amore per il nostro territorio. Da qui, dall’amore per la Puglia, la nascita del gruppo Bianca Lancia D’Agliano. Ho fortemente voluto radicarla qui per dare importanza alla nostra terra, per dare valore aggiunto al Gargano che secondo me non è ancora adeguatamente sviluppato dal punto di vista turistico e culturale, e invece si potrebbe fare tanto come nel Salento.

Buono, sano, sostenibile e tramandato sono i pilastri su cui poggia il gruppo italo tedesco, domando a Laura perché hanno deciso di chiamarlo Bianca Lancia: “La nostra compagine societaria è costituita dalla famiglia Winkler, tedesca, e la nostra italiana, da qui l’idea per il nome, di riprendere un dato storico pugliese, la figura di Bianca Lancia d’Agliano, compagna dell’imperatore tedesco Federico II di Svevia, e madre dei suoi tre figli tra cui Manfredi, che fondò Manfredonia.” Inoltre un supporto prezioso è quello dato da Paola Lazzarini e Mary Santodirocco, cognate e alleate di Laura nell’ideazione del gruppo Bianca Lancia d’Agliano.

È stata un po’ una follia dare vita a qualcosa del genere”, prosegue l’imprenditrice, “ma siamo forti, nonostante il nostro non sia un background proveniente dalla terra, dell’ottimo comparto agroalimentare di Cerignola, così poco apprezzato. Per me Manfredonia come Cerignola, sono valide in modo diverso. Il territorio ci ispira perché ci sentiamo parte di esso. Dobbiamo custodire e amare la nostra terra, che io pubblicizzo anche all’estero. Cerco sempre di fare, agire, parlare non serve a nulla. Quando affermo che la terra deve essere rispettata mi riferisco a tutta una serie di attività che noi come azienda portiamo avanti da anni. È lì la nostra vision, che si esprime soprattutto in Arte Agricola. Adottando tecniche di coltivazione che rispettano l’ambiente: quel che semini, raccogli e dal climate change al coronavirus, questi eventi ci fanno comprendere che abbiamo seminato solo inquinamento. Il nostro gruppo crede fortemente nel proteggere il territorio e speriamo che molte aziende seguiranno il nostro esempio.

La base di partenza è l’agroalimentare, settore di punta del gruppo Bianca Lancia D’Agliano, ma oltre al fashion, ‘regno’ di Laura, si è aggiunto anche il comparto Discovery, dedicato alla Daunia: “Vogliamo promuovere il Gargano all’estero tramite il mercato immobiliare e il turismo enogastronomico. Un’attenzione particolare, ovviamente, la rivolgeremo proprio alle food experience. Non solo Gargano”, aggiunge Laura, “perché coinvolgeremo anche comuni dell’entroterra dauno come Troia e Lucera, che sono zone meno battute attualmente dal turismo. I nostri borghi sono delle vere chicche, e nessuno li conosce. Li ho visitati, ne sono rimasta colpita e ho deciso di valorizzarli. Food e fashion sono già stati avviati, la sezione Discovery sul nostro sito sarà attivata non appena questo momento critico, causato dalla pandemia, terminerà.

Novecento ettari di terreno tra Cerignola e Trinitapoli, il pastificio a Candela, la base operativa e la sede della ditta conserviera nell’area P.I.P di Manfredonia, tanti posti di lavoro creati in provincia, tutto è nato da quella scommessa vinta dal signor Giuseppe. Oggi la Borrelli Srl sta lavorando al lancio del nuovo prodotto, frutto della ricerca portata avanti insieme all’Università di Foggia, con cui sperano di sfondare in vari mercati esteri. Legare tradizione e innovazione per i fratelli Borrelli è stato semplice, anzi naturale per richiamare uno degli imperativi su cui nasce l’azienda. Ed è anche il motivo per cui è stata ideata Noora B., la sezione fashion del gruppo: “È la parte più personale, più legata a me dell’azienda di famiglia”, rivela Laura.“Tutto nasce da un avatar, il mio, che abbiamo utilizzato nei vari eventi fieristici a cui abbiamo partecipato, e da una mia esperienza lavorativa negli Emirati Arabi. Qui ho scoperto che il nome Laura in arabo è Noora e significa luce, creazione. Quando decidemmo di dare vita al gruppo, ho pensato subito di realizzare questa sezione fashion. Volevo creare un brand sostenibile, e non è stato semplice per via dei costi. Un brand nuovo come il nostro non sa quanto venderà, può fare solo delle proiezioni. Quindi, avremmo rischiato di immettere sul mercato una quantità non necessaria, non sostenibile, di vestiario. La sovraproduzione crea un problema, soprattutto in questo periodo particolare dove non è diminuito il potere di acquisto ma la voglia di acquistare.

L’imprenditrice ha ben chiare le difficolta del momento, sa che la pandemia ha portato più consapevolezza nei consumatori, e dato vita a dei veri e propri movimenti di lotta alla fast fashion. Solidale con quel credo, Laura sta direzionando l’operato di Noora B. verso circuiti più virtuosi e non convenzionali: “Quando i produttori ci proponevano in vendita quantitativi abnormi di tessuto da cui avremmo potuto ricavare duemila abiti, non sono caduta nella ‘trappola’. Fortunatamente, grazie ai miei viaggi, prima di avviare Noora B. ho fatto vari store check: Giappone, Stati Uniti, Emirati Arabi, anche in Italia, a Bologna e a Napoli, ovunque ho visto magazzini enormi, strapieni di merce invenduta. Il settore tessile è tra i più inquinanti al mondo. Studiando e documentandomi, ho scoperto che negli USA si è sviluppata un’area collaterale del fashion che si occupa del second hand. Si può dire che è diventata una nuova moda, quella dell’acquisto sostenibile, che è arrivata anche in Germania. A Monaco dove vivo, ce ne sono tantissimi di negozi second hand e anche io ne ho fatto esperienza diretta, due anni fa, vendendo parte del mio guardaroba in un evento a cui ho associato il food. Noora B. ha una piccola produzione, dei must have, capi basic e continuativi da usare in ogni stagione, pensando sempre al riciclo. Il nostro obiettivo, tuttavia, è un altro: individuare un prodotto di scarto e da lì produrre tessuti sostenibili. Inoltre, vorremmo coltivare nei nostri appezzamenti lino e cotone, così da produrre noi le materie prime necessarie per Noora B.

La chiacchierata con Laura volge al termine, e mi lascia con un’immagine significativa, un ricordo di lei bambina che l’ha guidata nel perseguire e proseguire quel sogno iniziato sessant’anni fa: “Ce l’ho nel DNA, amo tutto quello che produciamo. Da piccola ho vissuto l’azienda, i miei genitori mi portavano con loro ad aiutarli con le conserve. Con le mie mani piccole ricordo ancora quando infilavo le acciughe nei barattoli. Non lo facciamo per un ritorno economico ma per passione, nonostante le difficoltà e i rischi, non ci siamo mai arresi. Nei momenti di sconforto, il motivo per cui la mattina mi butto giù dal letto è la responsabilità che sento verso le famiglie che portano avanti con noi le aziende. Senza di loro, dagli operai agli impiegati del back office, non ci saremmo. È grazie a loro che abbiamo successo.”

Photocredit: Gruppo Bianca Lancia D’Agliano. La signora Borrelli indossa Noora B.

Laura Borrelli con il padre Giuseppe e i fratelli Rino e Massimo

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