Ennio Morricone, 10 colonne sonore meno note per ricordarlo a due settimane dalla morte

by Fabrizio Simone

La morte di Ennio Morricone ha generato un vuoto che solo la sua musica può colmare.

A due settimane dalla morte è il caso di ricordare il grande compositore romano scavando all’interno della sua ricchissima produzione di musica da film:

  • Canzone senza parole da Mosca addio

Morricone ha dedicato ampio spazio allo strumento a tastiera. La Canzone senza parole, nonostante l’evidente semplicità melodica, rappresenta il suo capolavoro pianistico. La forte dimensione intimistica connota l’intero pezzo, dominato da una struttura piuttosto elementare e priva di articolazioni, ed il tono appassionato sfiora il patetico, conferendo al brano una purezza dal forte sapore elegiaco.

  • Tema per una donna sola da Il serpente

Il tema ha resistito alla sfida del tempo (la colonna sonora risale al 1973) e la connotazione di maniera impressa al brano, propria di tanta musica di quegli anni (perfino composta da insospettabili come Luciano Michelini), non appesantisce l’esile schema armonico, che attribuisce agli archi un ruolo di primo piano per buona parte della partitura. L’ispirazione, un po’ melensa, non tradisce le aspettative.

  • Tema da La donna della domenica

L’assolo di tromba è solo il primo degli escamotages musicali ideati da Morricone per rendere il clima misterioso che aleggia su tutta la pellicola tratta dal romanzo del duo Fruttero e Lucentini. La combinazione pianoforte/clavicembalo, poi, appesantisce l’atmosfera, già turbata dall’omicidio di un architetto: troppe gatte da pelare per il commissario Marcello Mastroianni!

  • Tema da L’ultimo treno della notte

Un temino piccolo piccolo ma musicalmente grande: quasi un carillon, col clavicembalo che non sembra preludere a tutte le violenze che Aldo Lado offre ai suoi spettatori, in un film massacrato da ogni critico.

  • Burlesco da La banchiera

Questo scatenatissimo ragtime potrebbe trasformarsi in una deliziosa polka, se al pianista venisse in mente di variare leggermente il tempo d’esecuzione. L’adozione del genere stride garantisce un divertimento assicurato.

  • Padre e figlia da Novecento

Il forte accento malinconico garantisce a questa breve cavatina per violino e archi un posto di primo piano nella musica da film di Morricone.

  • Tema da Il gatto

L’ironia tipicamente italiana, di gusto smaccatamente rossiniano, cede presto il posto ad un affresco dalle tinte nettamente ombrose. La discesa agli inferi (contemporanei) è suggellata dalla citazione un po’ capziosa dell’Ouverture del Don Giovanni mozartiano.

  • La gabbia dei matti da Il vizietto

Un tango alla Morricone: non un tango tradizionale ma una buona parodia dei grandi successi, con una strumentazione al limite del grottesco.

  • Un difetto di famiglia da Family flaw

Il pizzicato d’apertura svela sicuramente il marchio di fabbrica di Morricone, così come l’intervento dei contrabbassi, sornioni ma sempre vigili.

  • Viaggio da Stanno tutti bene

La parodia dell’Ouverture del Barbiere di Siviglia di Rossini, coi contrabbassi accorpati ai controfagotti, ben si abbina al generale rondò di stampo siculo (del resto il film di Tornatore ha per protagonista proprio un vedovo siciliano).

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