Ulisse, quando la cultura fa share

by Mariella Di Monte
Alberto Angela Ulisse, Leonardo

L’altra faccia della medaglia: tre milioni e seicentomila spettatori, pari al venti per cento di share, per la puntata di Ulisse, la trasmissione di Alberto Angela, dedicata a Leonardo Da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della morte e che nella prima serata di sabato 28 settembre è stato il programma più visto, battendo anche “Amici Celebrities” di Maria De Filippi.

Dopo aver assistito al successo di vendita di Giulia De Lellis – la blogger ed ex corteggiatrice di “Uomini e Donne”, prodotto proprio di uno dei programmi più noti della De Filippi – e aver appreso che “Le corna stanno bene su tutto”, non può che far piacere una notizia di segno uguale e contrario.

La vita e le opere di uno degli uomini più geniali che mai abbiano calcato la polvere di questa Terra hanno avuto, dunque, la meglio sulle polemiche tra Joe Bastianich e Platinette, e successivamente tra Platinette ed Emanuele Filiberto; volti televisivi arcinoti ma, evidentemente, non altrettanto affascinanti.

Il viaggio del conduttore televisivo, sulle orme del camaleontico ingegno italiano, ha toccato tutti i luoghi in cui Leonardo di ser Piero Da Vinci è vissuto ed ha lasciato tracce delle sue infinite capacità: da Firenze, dove fu apprendista alla bottega del Verrocchio e dove gli Uffizi espongono alcuni suoi dipinti giovanili, a Milano, dove visse per ben diciassette anni alla corte sforzesca di Ludovico il Moro, che gli commissionò il celeberrimo Cenacolo per il refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, già ricostruita ed abbellita dal Bramante. Durante gli anni milanesi Leonardo decorò anche il soffitto della Sala delle Asse del Castello Sforzesco e dipinse per la Confraternita dell’Immacolata Concezione la Vergine delle Rocce, oggi conservata al Louvre di Parigi, come la Gioconda, oltre al ritratto di Cecilia Gallerani, l’amante più nota del Moro, passata alla storia dell’arte come “La dama con l’Ermellino”.

Un uomo la cui intelligenza era troppo viva per poter essere seguita dalla mano; un’intelligenza superiore, sempre tesa alla conquista di nuovi obiettivi, nuovi traguardi, che aveva come conseguenza la difficoltà a terminare buona parte delle opere intraprese.

Suggestive le immagini che aprono lo special, e le parole con cui il bell’Alberto introduce la figura di Leonardo, iniziando dal luogo in cui tutto finì: il castello di Amboise, uno dei più belli tra quelli che si affacciano sulle rive della Loira e che tra i suoi prigionieri vide anche personaggi illustri, come Nicolas Fouquet, il ministro delle Finanze del giovane Re Sole.

Bellissima la ricostruzione della gioventù del Leonardo bambino; simpatici e coinvolgenti gli interventi delle guest star: Roberto Benigni, Gigi Proietti, Giorgia.

Il successo della cultura contro uno dei programmi che simboleggiano la Instagram Generation.

C’è speranza? Sì, nella misura in cui ci saranno altri Alberto Angela, capaci di confezionare la cultura in modo da renderla interessante, viva, fruibile. Emozionante. Come la voce con cui il conduttore ha ripercorso le tappe della vita del pittore, scultore, scienziato, ingegnere e tanto altro ancora; sì, se la Rai smetterà di rincorre la televisione commerciale e tornerà ad invocare ed esercitare il suo ruolo di comunicazione di servizio, investendo in produzioni di qualità e indicando anche all’editoria la strada maestra: quella della cultura, che non passa certo dall’inseguimento dell’ultima flatulenza dei social divi, ma che non è detto non faccia ascolti e profitti. Come la performance di “Ulisse” dimostra.

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