E se Maradona facesse un altro miracolo?

by Mariella Di Monte

All’improvviso, nel bel mezzo della pandemia, nel tardo pomeriggio di mercoledì 25 novembre è arrivato l’annuncio della morte del più grande calciatore di sempre. L’unica notizia che è stata capace di oscurare, dopo mesi e mesi, i lanci di agenzia con la conta delle vittime e i numeri dei nuovi contagiati.

Sessant’anni appena compiuti, La mano de dios, al secolo Diego Armando Maradona, aveva subito ventuno giorni prima un delicato e ben riuscito intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale di origine traumatica, ma dopo il ritorno a casa per la convalescenza è sopravvenuto un edema polmonare acuto che non gli ha lasciato scampo.

Mito del calcio e vittima della sua sregolatezza, che lo aveva portato alla dipendenza da droghe, alcool e cibo, Maradona aveva incarnato comunque il sogno del riscatto per milioni di persone in Argentina e nel resto del mondo, a cominciare da Napoli, la sua città d’adozione.

Un bel documentario di Netflix ricorda il delirio della città nel giorno in cui il giovane campione argentino fu presentato al San Paolo e ricostruisce la nascita del suo rapporto con la squadra e la città. Il ragazzo nato povero di Villa Fiorito trovò in una città povera una ragione in più per lottare e impegnarsi al massimo delle sue possibilità. Ma in quella città visse anche il disagio di essere considerato una divinità, con tutte le conseguenze che questo comporta. Diego, costantemente accompagnato dalle insicurezze di un’infanzia misera, il cui sogno più grande era giocare in una squadra della serie A argentina e poter comprare una casa per i suoi genitori, dovette cedere il passo a Maradona, il campione che non poteva avere incertezze e che per resistere alla pressione iniziò a fare uso massiccio di droga.

Quando Napoli gli voltò le spalle, la parabola sportiva ed umana di Maradona iniziò una precipitosa discesa verso il nulla, con epilogo mortale pochi giorni fa.

La popolarità è quanto di più effimero esista, ma segue traiettorie non sempre prevedibili. La stessa città che lo aveva prima amato e poi detestato, non la ha mai dimenticato, anche perché il clima degli anni in cui Maradona filava d’amore e d’accordo con la città di Napoli ha materializzato per i partenopei un’età dell’oro che nessuno sa se e quando potrà ripetersi ancora. E così, all’annuncio del suo avvenuto decesso, i napoletani sono spontaneamente scesi in piazza a decine di migliaia, senza mascherine e distanziamento sociale, in un corale e solidale abbraccio al loro eroe, al calciatore che aveva reso la loro squadra temibile sui campi da gioco di tutta Europa, in spregio a tutte le normative sul contenimento della pandemia.

Le forze dell’ordine non sono intervenute e tutto si è svolto pacificamente, salvo lo sdegno dei leghisti del nord per la mancata osservanza delle disposizioni contenute nei vari DPCM.

A quanti hanno pensato che fossero eccessive queste manifestazioni di cordoglio per uno sportivo che, fuori dal campo, certo non era un esempio da seguire, altri hanno ribattuto che gli eroi, da che mondo è mondo, non sempre sono cristallini in tutti i loro comportamenti e che il genio va ammirato anche quando si accompagna alla sregolatezza.

Tra i miracoli che Maradona fece sul campo c’è il gol di mano all’Inghilterra, il 22 giugno del 1986, allo stadio Atzeca di Città del Messico. Intervistato alla fine della partita, fu lui a dire che era stata “la mano de Dios” a spingere in rete quel pallone. Pochi minuti dopo quella che resta una delle reti più irregolari della storia del calcio, però, sempre lui seppe inventare la rete più bella di tutti i tempi.

In una partita che per entrambe le squadre rappresentava molto di più che una semplice sfida calcistica, il ragazzino di Villa Fiorito seppe restituire all’Argentina l’orgoglio mortificato dagli inglesi durante la guerra delle Falkland-Malvinas. Insomma, uno che i miracoli sapeva farli già in vita e che, in morte, ha saputo far risorgere l’orgoglio calcistico napoletano. E forse non solo quello.

In tempo di pandemia – e dopo le oceaniche manifestazioni in onore di un uomo passato in cinque anni dagli altari alla polvere, ma riportato subitaneamente agli onori del culto nell’attimo stesso della morte – se durante i prossimi giorni la città di Napoli non farà registrare alcun significativo aumento della mortalità, potremo dire che Maradona ha fatto il più grande dei suoi miracoli. O che a noialtri, da mesi e mesi, si sta raccontando la più grande delle frottole.

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