Greta Beccaglia, la fuffa social e Maria di Nazareth

by Enrico Ciccarelli

Non ho molta voglia di addentrarmi nelle diverse pelose sottovalutazioni del gestaccio del tifoso che ha rifilato una pacca sul sedere a Greta Beccaglia. Il tentativo di derubricare quell’abuso a sciocchezza giovanilistica e gesto trascurabile obbedisce a un leit motiv antico.

In realtà non solo il gesto manifesta la volontà predatoria maschile di disporre a proprio piacimento del corpo delle donne, ma è secondo me particolarmente grave perché colpisce una persona che è impegnata nella sua attività professionale. È un messaggio che dice: “Puoi fingerti una cronista, una persona impegnata a raccontare e far raccontare: ma. essendo una donna, sei principalmente ed essenzialmente un corpo da adibire a riposo del guerriero. E anche se io sono infinitamente meno capace di te, meno colto di te, meno coraggioso di te, posso con un semplice gesto ribadire la mia supremazia, il mio arbitrio di maschio”.

Nulla di nuovo sotto il sole, dall’atteggiamento paternalistico e minimizzatore del conduttore alle diverse aberranti teorie sulla relativa innocuità del buffetto sulle chiappe (cit.) rispetto a forme di violenza sessuale assai più gravi, che è come ricordare che c’è differenza fra uno che ti pesta con una mazza chiodata e uno che ti dà un ceffone, anche se si tratta comunque di aggressioni. L’aspetto che mi interessa sottolineare è quello che a mio parere l’Onnipotente (sì, proprio Lui) ragionevolmente direbbe a ciascuna di queste persone, prima di sbolognarle nella Gehenna.

Sì, perché anche il Dio cristiano, come molti Suoi colleghi, ha avuto commercio con le donne, e con una in particolare. La differenza con gli altri sta nel modo. Nessuno stupro acrobatico come quelli compiuti in varia guisa da Zeus e dai suoi sottoposti; nessuna liturgia rituale, nessun sacrificio. Solo quella che viene ipocritamente chiamata l’Annunciazione, che la Chiesa ha in tutti i modi cercato di anestetizzare e di esorcizzare come atto, deciso una volta per tutte e privo di incertezze, nei confronti di una predestinata (il dogma dell’Immacolata Concezione serve a questa narrazione).

Quale sarebbe stato mai il bisogno del Creatore dell’Universo di comunicare a una straccioncella di un remoto borgo di Galilea, fresca di menarca e sposata ad un vecchio di umile censo che avrebbe partorito un Figlio e che quel Figlio sarebbe stato Suo? Perché farlo e –per farlo- scomodare nientemeno che un grande Arcangelo? Perché gli esseri umani non sono il più eccelso prodotto della Creazione e basta: ne sono i cooperanti, in un certo senso i completatori.

Quando nel giardino dell’Eden Dio pone innanzi ad Adamo gli animali perché lui dia loro un nome lo elegge a Suo partner. Quando pone nel Giardino l’albero del Bene e del Male, proibendo alle Sue creature predilette di mangiarne i frutti, ma sapendo che disobbediranno, li tratta da soci, non da sottoposti. E allo stesso modo, quando decide di dar corpo al progetto dell’Incarnazione, concepito in principio, assai prima che l’Eternità si traducesse nel Tempo, non “annuncia”: chiede. Come nelle ambasciate della tradizione, tramite un sensale-mezzano dalle ali piumate va a chiedere a questa ragazzina cenciosa se accetta il suo amore.

Il Grande Disegno si compie quando Maria accetta, quando dice sì al suo Dio, così vasto e immaginifico nei Suoi piani da prevedere la Disobbedienza e il Libero Arbitrio. Quella proposta dà alla donna nel Cristianesimo un rango e un onore totalmente sconosciuti alla condizione femminile in qualsiasi altro credo o teismo. Un rango e un onore che hanno resistito nei secoli alle tentazioni censorie e distorsive di una Chiesa arruolata a fondamento del patriarcato (l’assassinio di Ipazia di Alessandria fu anche l’indizio di una paurosa regressione delle comunità paleocristiane rispetto all’iniziale comunanza tra i generi).

Ecco, penso che l’Onnipotente, incontrando non dico gli stupratori (da cui, come da tutti i violenti, distoglierebbe lo sguardo con disprezzo), ma questi patetici prepotenti da dozzina, questi maschi mai diventati uomini, questi bipedi rapaci e insulsi, direbbe loro: “Ma credete di essere più svegli o più ganzi di me? Se Io (Io!) ho chiesto alla Madre di Mio Figlio se fosse favorevole al Progetto che avevo concepito per Lei, come siete arrivati a insuperbire al punto di fare a meno del suo consenso? So che a volte fate fatica a capire i precetti, i comandamenti, le virtù cardinali, le opere della misericordia corporale e tutta quella roba lì. Ma almeno l’esempio! E che diamine (Lui usa una parola un po’ più colorita)”.

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