Natale è sempre Natale

by Mariella Di Monte

Anche per questo 2020 abbiamo celebrato il compleanno di un bambino che si narra sia nato oggi, in condizioni improbabili, da una ragazzina che lo concepì vergine e che tale si assume sia rimasta. Con tali prerequisiti, che dovesse manifestare i caratteri della divinità era quasi ovvio. E la religione cristiana, che dalla nascita prodigiosa di quel fanciullo prese avvio, è tra le più importanti della storia dell’umanità.

Ma non tutti sanno che celebrare la nascita delle divinità attorno al solstizio d’inverno è un archetipo antropologico che risale alla notte dei tempi.

Partendo dall’Egitto, più o meno in questa data si festeggiava la nascita del dio Horus e anche di suo padre Osiride, il cui culto era legato ai riti misterici ispirati dalla apparente morte e resurrezione della natura, così come quello greco, relativamente più recente, di Adone, che simboleggia la bellezza maschile all’apice del suo splendore giovanile ma anche la periodica rinascita della vita.

In Grecia, inoltre, questo periodo dell’anno vedeva la nascita di Ercole e Dioniso, che dai Romani fu importato e chiamato Bacco.

A Roma questo era anche il tempo dei festeggiamenti in onore di Saturno, l’equivalente del dio greco Crono (Κρόνος), signore del tempo e padre di Zeus. Durante i Saturnalia veniva sovvertito l’ordine sociale e gli schiavi potevano comportarsi da uomini liberi, facendosi servire dai padroni ed eleggendo per estrazione a sorte un princeps cui attribuire ogni potere. Particolare interessante, i piccoli dono simbolici che ci si scambiava in questa occasione erano detti strenne. Queste celebrazioni preludevano al “dies natalis Solis Invicti”, il giorno di nascita del Sole Invincibile, che cadeva proprio il 25 dicembre.

I Vichinghi avevano Freyr, figlio di Odino e Freya, mentre l’altopiano iranico, tra l’undicesimo e il settimo secolo avanti Cristo, vide la nascita di Zarathuštra, che fu concepito mentre sua madre Dughdōvā era immersa in una luce sovrannaturale e ricevette lo spirito e la gloria da Ahura Mazda, il Dio unico.  Particolare interessante, anche Zarathuštra si rivelò al mondo a trent’anni.

A Babilonia fu Tammuz a vedere la luce nello stesso periodo dell’anno, e anche lui resuscitò da morte.

Tra le divinità orientali che festeggiano il compleanno insieme a Gesù non si può omettere Mitra, anch’egli nato in una grotta e da madre vergine. Il culto mitraico fu introdotto negli ambienti ellenistico-romani già durante le campagne di Pompeo e portato al massimo splendore dalla dinastia dei Severi, tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. Sulle ceneri di esso furono strutturate molte tradizioni cristiane e sulle vestigia dei mitrei, i luoghi in cui si venerava il dio, furono erette molte basiliche.

Passando dall’altra parte del mondo, sempre attorno al solstizio d’inverno, nel Messico precolombiano nasceva il dio Quetzalcoath, il serpente piumato caro ai popoli dell’antica Mesoamerica.

Il topos della nascita divina – spesso verginale, talora avvenuta in una grotta – in questo periodo dell’anno rappresenta il perpetuarsi di una primordiale osservazione della natura, che declina progressivamente e poi, a partire dai giorni immediatamente successivi al solstizio d’inverno, risorge e riprende vigore, in un susseguirsi di cicli governati da forze trascendenti che la finitezza umana non poteva non attribuire a divinità.

Buon Natale, dunque, e buona rinascita a tutti, qualunque religione si professi.

Non potendo sapere chi abbia creato cieli e terra, l’uomo di ogni tempo e latitudine si è accontentato di creare Dio e di farlo nascere in questo giorno.

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