Re Giorgio, lo stupro e l’eleganza. Quando la moda fa violenza alle donne

by Mariella Di Monte

Giorgio Armani, 85 anni, re dell’alta moda italiana e non solo, a margine della presentazione della collezione Emporio fa mea culpa e, senza mezzi termini, ammette che molte delle attuali campagne pubblicitarie veicolano una idea del sesso sbagliata e penalizzante per le donne: “Si parla di donne stuprate in ogni angolo. Le donne oggi sono regolarmente stuprate dagli stilisti, e mi ci metto anch’io. È indegno quello che succede”. Parole forti, per esprimere un’idea che evidentemente gli sta a cuore. “Penso a certi manifesti pubblicitari” spiega lo stilista “in cui si vedono donne provocanti, seminude: succede che in molte si sentano obbligate a pensare anche loro di mostrarsi così. Questo per me è uno stupro. Scusate lo sfogo, ma sentivo di doverlo dire”.

Dall’alto dei suoi anni e della sua indiscussa autorità, Re Giorgio si permette di invitare i suoi colleghi stilisti ad osservare i corpi femminili e a conferire loro la giusta eleganza e la giusta importanza.

Parole, le sue, pronunciate “in un momento in cui posso dire ciò che penso…”

Una lezione per pubblicitari e stilisti, certo, ma anche per tutte noi, nella misura in cui siamo tentate di apparire sempre e comunque all’altezza dei canoni imposti dal mondo della moda e dalla pubblicità e non ci rendiamo conto che, sempre più spesso, il nostro corpo viene trattato come merce.

Secondo il noto sociologo francese Alain Touraine, “…le donne vogliono sperimentare il piacere che il corpo può procurare loro e cercano di trasformarlo attraverso il trucco, la ginnastica o la chirurgia estetica. Simili comportamenti vengono spesso interpretati dagli uomini come manovre di seduzione, ma in realtà le donne desiderano innanzitutto sedurre se stesse. È difficile tracciare il confine tra la sessualizzazione del corpo della donna da parte della donna stessa e per se stessa e una sessualizzazione che invece soddisfa la domanda dell’uomo. Ed è ancora più difficile distinguere tra pubblicità che provocano la collera delle donne (che si ritengono trattate come oggetti sessuali) e pubblicità che vengono accettate in quanto offrono degli strumenti per rafforzare la propria sessualizzazione”e, in definitiva, la propria autostima.

La pubblicità di un locale romano, il cui spot recitava: “Perché sedurle quando puoi sedarle?“ corredato con una foto in cui un baldo e biondo giovane sorreggeva una diafana bionda collassata e, a seguire una lista di drink, quasi a suggerire l’opportunità di ricorrere all’alcol per approfittare delle proprie accompagnatrici; quella di un negozio di elettrodomestici pugliese, che in occasione di San Valentino invitava a regalare una lavatrice  e metterla a 90°, giocando su un doppio senso di assai dubbio gusto; la campagna-choc degli Eredi Corazza di Frascati, che per reclamizzare le loro scarpe, messe in primo piano, hanno utilizzato la foto di una ragazza sdraiata per strada, con i jeans aperti e abbassati dai quali si intravvede lo slip: gli ultimi anni hanno visto tutta una serie di pubblicità che, nel tentativo di portare sempre più avanti la provocazione, hanno finito per inneggiare più o meno apertamente a quella cultura dello stupro nemmeno tanto velata che permea la nostra società.

Malgrado il nostro Paese sia tra i più avanzati del mondo, infatti, la morale corrente continua a considerare lo stupro un reato non troppo grave, e per il maschio violento vengono cercate tutte le giustificazioni possibili. Né ci si può meravigliare che una gran parte degli stupri non vengano nemmeno denunciati, visto che, ove ciò avviene, nei processi che seguono le parti finiscono per rovesciarsi e le vittime si ritrovano quasi sul banco degli imputati, colpevoli di aver tentato il loro aguzzino.

In tutto questo, certo, c’è anche la responsabilità di una parte dell’universo femminile, quella che si presta ad utilizzare le proprie grazie muliebri per fare carriera, ottenere incarichi o altri tipi di favore dagli uomini di potere, e quella che sembra non rendersi conto che il tentativo di sembrare esasperatamente seducenti può essere facilmente equivocato. Il confine, per citare ancora Touraine, è labile. Ed è allora il caso che ognuna di noi rifletta, ancora, sulle parole di Giorgio Armani: “La signora che cammina per strada vede un manifestodi una modellacon il senoe il fondoschienascoperto, e vuole farlo anche lei: questo è un modo per farle una violenza. Evitiamo il ridicolo. La libertà di essere è anche usare un pantalone corto, lungo o largo, scegliendo in base alle proprie forme. Senza farsele imporre da un canone. Le tendenze non ci sono e non ci devono essere, perché esiste un’eleganza indipendentemente dal tempo.”

E, se lo scopo è essere eleganti, non è necessario essere per forza scollate e scosciate. O no?

You may also like

Non è consentito copiare i contenuti di questa pagina.