San Gennaro pensaci tu!

by Mariella Di Monte

Il 16 dicembre del 1631 il fiume di lava che scendeva dal Vesuvio era ormai arrivato alle porte della città, dopo aver devastato i territori incontrati lungo il suo cammino.Nulla potendo contro la furia del Vulcano, ai napoletani non restava che pregare intensamente San Gennaro, portando in processione le ampolle contenenti il suo sangue al ponte dei Granili, oggi ponte della Maddalena. Fu la prima volta che il miracolo accadde in quella data, fermando miracolosamente l’avanzata del magma incandescente.

Il rapporto tra i napoletani e il loro santo patrono è, probabilmente, un unicum nel panorama mondiale: essi si rivolgono a San Gennaro come potrebbero fare con una madre o un padre, si considerano affettuosamente tutti figli suoi. E “parenti” sono chiamate le donne del popolo che gli intonano canti e invocazioni per sollecitare il prodigio della liquefazione del suo sangue, chiuso in una teca che poi viene esposta e agitata dal cardinale, a miracolo avvenuto. Secondo l’immaginario tradizionale, che affonda le sue radici nella notte dei tempi, esse discendono da San Gennaro stesso e dalla sua nutrice Eusebia, che dopo la decapitazione del santo ne raccolse il sangue, e mantengono con lui un tale rapporto di confidenza da potersi permettere anche di apostrofarlo affettuosamente “faccia ‘ngialluta” – facendo riferimento al colore del busto venerato – quando l’impetrato miracolo tarda a verificarsi. 

Chi ha vissuto a Napoli, anche per poco tempo, sa bene con quanta convinzione i suoi abitanti si affidino costantemente al loro santo, confidandogli ogni sorta di apprensione, speranza, paura, sapendo che mai egli farà mancare loro il suo conforto. 

La prima data certa del miracolo di San Gennaro è il 17 agosto del 1389, allorché, in preda ad una gravissima carestia, i napoletani organizzarono una solenne processione, ma la tradizione popolare fa risalire la prima liquefazione ai tempi di Costantino I.

Gli anni in cui il miracolo non è avvenuto sono stati segnati da eventi più che nefasti. Si va dall’entrata nella seconda guerra mondiale al terremoto dell’Irpinia, passando per il colera del 1973.

Oggi, dunque, è l’ultima delle tre date dell’anno nelle quali, per tradizione, si rinnova il miracolo della liquefazione. Le altre due sono il diciannove settembre ed il sabato che precede la prima domenica di maggio.

Alla fine della messa delle nove, stamattina, è stato l’abate della Cappella di San Gennaro del Duomo di Napoli, monsignor Vincenzo De Gregorio, ad annunciare che il sangue era rimasto assolutamente solido. 

In piena emergenza Covid, la mancata liquefazione suona come un ulteriore, sinistro segno di sciagura, in una città che da pochi giorni ha perso anche il più illustre e amato dei suoi figli acquisiti, quel Diego Armando Maradona venerato già in vita e celebrato da morto con processioni di decine di migliaia di persone che, incuranti delle disposizioni governative, si sono riversate in strada al ferale annuncio. 

Tra le curiosità legate al miracolo di San Gennaro, quella più particolare è forse accaduta il 4 maggio del 1799, quando la città era invasa dalle milizie napoleoniche, che avevano detronizzato i Borboni e proclamato la Repubblica Napoletana. 

Pochi giorni prima di quella data, secondo il resoconto in gran parte farlocco di Alexandre Dumas padre, un soldato francese fu trovato morto. Sul manico del pugnale utilizzato vi era la scritta “Così muoiono tutti gli eretici francesi, a causa dei quali San Gennaro non farà il miracolo”.

Il generale Championnet, presente in città, partecipò alla processione dal Duomo alla Chiesa di Santa Chiara e, lungo il tragitto, intese chiaramente le minacce che gli venivano rivolte dai napoletani e il loro riferirsi ai francesi come sodali dell’Anticristo. Il sangue di San Gennaro, intanto, non voleva saperne di sciogliersi. Giunti a Santa Chiara, e dopo alcune ore di attesa, il generale mandò un suo soldato a minacciare di morte l’officiante della cerimonia, intimandogli di far accadere il miracolo dopo dieci minuti. Una minaccia che dovette essere assai efficace, visto che di minuti ne bastarono cinque. 

L’evento scosse molto i fedeli, che si sentirono traditi e si vendicarono dell’offesa detronizzando il santo e sostituendolo con Sant’Antonio Abate, mentre la contessa Eleonora Pimentel Fonseca, sulle pagine del Monitore Napoletano, scriveva che “pure San Gennaro s’è fatto giacobino!”

La storia, come tutte quelle che riguardano Napoli, è ammantata di leggenda, ma una cosa pare certa, per ora: quello che riuscì in qualche modo ai francesi invasori non sta riuscendo con un governo che vede un napoletanissimo Gigino Di Maio alla Farnesina. 

Quale altra sciagura attende mai Napoli e tutti noi?

Parafrasando una nota commedia di Peppino De Filippo, non è vero ma…non ci voglio neanche credere. Incrociamo le dita. 

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