Si fa presto a dire lacrime

by Enrico Ciccarelli

Le lacrime sono un affare terribilmente complicato. Lungi dall’essere un semplice lubrificante a protezione del globo oculare, hanno rapporti complessi con il nostro organismo. Sapevate, ad esempio, che nella composizione delle lacrime versate per dolore ci sono delle endorfine (e ad esse si deve il “sollievo del pianto”) del tutto assenti quando piangiamo dal gran ridere o quando incappiamo nei gas lacrimogeni?

A questa fisiologia complessa corrisponde un apparato mitologico e letterario di tutto rispetto. Chi ha letto il bel libro di Matteo Nucci “Le lacrime degli eroi” sa che il mondo classico è un lacrimatoio costante: piange Odisseo sugli scogli di Ogigia al pensiero di Itaca lontana, piangono insieme l’uccisore Achille e Priamo padre dell’ucciso, piange Pericle per il figlio morto di peste.

Nei successivi due millenni e mezzo le lacrime faranno capolino qua e là in vario modo nella letteratura e nell’arte. Piangono molti dei personaggi della Deposizione di van der Weyden esposta al Prado; piange in quel di Brera la Vergine che contempla il Cristo morto di Mantegna, e appaiono pieni di lacrime gli occhi che dipinge Picasso in Guernica; strisce perlacee solcano le guance delle stupende donne di Klimt e così via. In letteratura basteranno per tutti Dante (dirò come colui che piange e dice, e se non piangi, di che pianger suoli?) e la meravigliosa immagine di Marguerite Yourcenar che attribuisce a Traiano, il sommo generale, lacrime di rabbia contro la vastità del mondo e l’impossibilità di conquistarlo tutto in una sola vita. In musica Lacreme napulitane (ricordate? Mia cara madre, sta pe’ trasì Natale…) si sposa con la lacrima sul viso di Bobby Solo fino al magnifico “Siamo nella stessa lacrima” di Elisa.

Al cinema, a parte l’esilarante “Madonna che piange” di cui parla Troisi in Scusate il ritardo, i molti che sono riusciti a sfuggire alle “Lacrime amare di Petra Von Kant” di Fassbinder saranno stati invece preda del “Tutto questo andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia” del replicante Rutger Hauer di Blade Runner.

Anche questa sommaria cavalcata dovrebbe avervi convinto –spero- che esistono tante lacrime diverse quanti sono gli occhi che le hanno piante. Ogni similitudine, ogni parallelo rischia di essere temerario: è abbastanza evidente, ad esempio, quanto fossero difformi le lacrime di dolore, di disagio, di frustrazione, di Elsa Fornero, chiamata a produrre e firmare sotto l’urto della necessità leggi che avrebbero avuto effetti pesanti e diretti sulla vita delle persone, da quelle di vittoria e di passione di Teresa Bellanova, protagonista di una iniziativa politica importante e coronata da successo.

Lacrime entrambe finte, ha chiosato la sapienza malevola dei social network: il copione che ci spinge a credere profondamente autentiche le lacrime delle comparsate televisive di C’è posta per te o quelle dei reality, ci impone di considerare inautentiche quelle di uomini e donne del discorso pubblico, della politica, dell’accademia. Questioni di empatia disturbata, naturalmente. E soprattutto di una attitudine a sentenziare senza cognizione, per puro capriccio o pregiudizio. Attività odiosa, e anche futile: nessuno lo saprà mai, di nessuna lacrima e di nessuna persona. Perché –è davvero il caso di dirlo- come ammonisce l’impareggiabile aedo che è Wislawa Szymborska, siamo diversi come due gocce d’acqua (poesia in appendice a titolo di temunerazione).

NULLA DUE VOLTE

Nulla due volte accade

né accadrà. Per tal ragione

si nasce senza esperienza,

si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi

della scuola del pianeta

di ripeter non è dato

le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

né due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome

qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,

ho rivolto gli occhi altrove.

Una rosa? Ma che cos’è?

Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, malvagia ora, 

dài paura e incertezza?

Ci sei – perciò devi passare.

Passerai – e qui sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,

sorridenti, fra le braccia, 

anche se siamo diversi

come due gocce d’acqua

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