#SiamotutteTeresa, il body shaming non interromperà la corsa

by Mariella Di Monte

Il caso Bellanova, gli insulti rivolti alla neoministro dell’Agricoltura, rea di aver indossato un vestito inadatto alla formalità del giuramento nella mani del Presidente della Repubblica, rappresenta l’ennesimo episodio di body shaming. La forma fisica non perfetta di una donna che, comunque, a più di sessant’anni viene presa di mira da migliaia di haters, che le contestano anche di avere solo la terza media e, pertanto, di non essere culturalmente adeguata al ruolo da ricoprire, oltre che grassa e inelegante.

Ma lei, che è stata temprata da una vita iniziata all’insegna della povertà e del lavoro minorile, come bracciante nelle campagne di Ceglie Messapica, ha risposto con ironia alle migliaia di detrattori ed ha incassato la solidarietà di molta più gente di quella che le aveva riversato addosso i suoi veleni e frustrazioni, rivendicando a sé la libertà di vestirsi come le pare, dando dell’eleganza una definizione assai stringente e ricollegandola al rispetto del proprio stato d’animo. E noi non facciamo fatica a credere che si sentisse, per usare le sue parole, “entusiasta, blu elettrica e a balze”: sfondare il tetto di cristallo non è facile per nessuna di noi, riuscirci partendo dal basso – anzi da sottoterra – è un traguardo ancora più bello da tagliare. E di fronte alla determinazione di una donna costretta, fin dalla più tenera età, a guadagnarsi la vita col durissimo lavoro delle campagne, non c’è ideologia che tenga. Se le donne fossero capaci di guardare oltre la punta del proprio naso, nessuna dovrebbe scadere nel dileggio per i chili di troppo e per un abito “da festa” sgargiante, come sappiamo essere noi meridionali alla processione del santo patrono o al matrimonio di parenti stretti. Dovremmo adottare tutte l’hastag #iosonoTeresa, tenendo a mente che la vera emergenza del Paese non è un ministro che non ha avuto la possibilità di ricevere un’istruzione – ma ha fatto esperienze di politica che certamente compensano la mancanza di un titolo formale – quanto piuttosto la dispersione scolastica, che ancora conta migliaia di giovani e giovanissimi tra le sue vittime. E chi, meglio di una come la Bellanova, potrebbe farsi interprete della necessità di tornare a puntare sull’accessibilità e sulla diffusione della cultura, come strumento per combattere il degrado di una società sempre più sperequata, dove proprio la mancanza di formazione mentale concorre potentemente a mantenere ed approfondire le disuguaglianze?

La solidarietà sociale è un valore importante, purtroppo da tempo in via di smarrimento. Nel film “Il giovane favoloso”, il bravissimo Elio Germano, nei panni del giovane Giacomo Leopardi, pronuncia una frase che fa riflettere: “Il mio cervello non concepisce masse felici fatte da individui infelici.” Ecco, a giudicare dal numero di haters in circolazione, sempre pronti a riversare il loro odio su tutti, la nostra è una società profondamente infelice, per quanto mediamente diffusi siano i beni di consumo, o forse proprio per questo: in mancanza della capacità di riflettere sul senso della vita, che difficilmente sorge quando non si legge e non ci si dedica a migliorarsi, i sentimenti negativi saranno sempre più diffusi e la coesione sociale, che era il primo e più efficace strumento di controllo del territorio, il primo presidio di pubblica sicurezza, sarà sempre più un ricordo. Persi nell’inseguimento dell’ultimo modello di cellulare, di sneakers o di suv, e frustrati se impossibilitati all’acquisto, sempre più diverremo schiavi di chi ci vuole rozzi e stupidi, per avere clienti più docili e meno critici.

La cosa simpatica, se così si può dire, è che molti dei commenti al vetriolo che irridevano alla sua terza media erano assai sgrammaticati. Da buona pugliese, Teresa avrà pensato che il bue, spesso, dice cornuto all’asino.

Non occorre essere di sinistra o avere simpatia per il neonato governo giallorosso per essere dalla parte di Teresa e di tutte le donne che, pur non avendo il fisico da pin-up, ce l’hanno fatta.

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