Vaccini anti covid, istruzione europee per l’uso

by Mariella Di Monte

Sulla scorta del terrore da Covid, anche ingigantito e alimentato ormai da un anno, sempre più insistenti sembravano divenute le voci di chi prospettava quasi come certezza la imminente obbligatorietà della vaccinazione contro il virus stesso e l’istituzione di patentini/passaporti vaccinali.

Il tutto in assenza di dati sull’effettiva efficacia dei vaccini attualmente disponibili, per quanto attiene alla riduzione della trasmissione, alla durata dell’eventuale immunità acquisita, alla percentuale di “fallimenti” nel produrre immunità dovuti alle nuove varianti, alla carica virale e ai ritardi nelle seconde dosi. Giova ricordare, infatti, che tutti i preparati attualmente disponibili sono praticamente sperimentali, atteso che non c’è stato il tempo per testarne gli effetti sul medio/lungo periodo, e che le industrie farmaceutiche hanno stipulato contratti per quantità che si stanno rivelando eccedenti rispetto alle loro capacità produttive.

Va salutata con estremo favore, dunque, la risoluzione con cui l’assemblea del Consiglio d’Europa, a larghissima maggioranza, ha approvato il nuovo documento «Vaccini Covid-19: questioni etiche, legali e pratiche», nel quale si  attesta e sostiene il no all’obbligo del vaccino anti Covid e alla istituzione di qualsiasi forma di patentino/passaporto vaccinale, ribadendo, altresì, la necessità di informare i cittadini che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno, a livello politico, sociale o in altra forma, può fare pressione perché le persone si vaccinino, se non lo scelgono in modo autonomo, né alcuno può essere discriminato se non vaccinato.

Facendo riferimento alla Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina, adottata ad Oviedo il 4 aprile del 1997, la risoluzione sottolinea che “un intervento nel campo della salute può essere compiuto solo dopo che la persona ha fornito un consenso informato e libero. Nel caso dell’esitazione vaccinale, ciò implica che non si può imporre con la forza. In caso di eccezioni previste dalla legge, le condizioni si devono interpretare alla luce dei criteri stabiliti dalla Corte Europea per i diritti umani.”

Róbert Ragnar Spanó presidente della Corte europea per i diritti dell’uomo, in occasione della conferenza stampa annuale della Corte a Strasburgo, aveva già osservato che la democrazia, lindipendenza della magistratura e lo Stato di diritto sono sempre più frequentemente messi in discussione sia a livello europeo che mondiale, aggiungendo che l’attuale pandemia ha sollevato una serie di importanti questioni in materia di tutela dei diritti umani, tra cui la proporzionalità delle misure adottate dagli Stati membri del Consiglio d’Europa, la base giuridica di tali misure e le procedure nazionali applicate per sanzionare interventi o l’inerzia di risposte.

Nessuno Stato europeo, dunque, potrà imporre come obbligo l’inoculazione del vaccino contro il Coronavirus. Tantomeno avrà la facoltà di utilizzare i certificati vaccinali come ‘passaporti sanitari’, perché gli stessi “devono essere utilizzati solo per monitorare l’efficacia, i potenziali effetti collaterali e negativi dei vaccini”, ed utilizzarli come passaporti sarebbe contrario alla scienza, in assenza di dati sulla loro efficacia nel ridurre la contagiosità e la durata dell’immunità acquisita.

Dichiarazioni fondamentali che ribadiscono, tra l’altro, anche la “necessità di una informazione trasparente sulla sicurezza e sui possibili effetti collaterali dei vaccini, collaborando con le piattaforme di social media e regolamentandole per prevenire la diffusione della disinformazione.”

In un contesto europeo che sul tema è fortemente disomogeneo – nella misura in cui ben quattordici stati dell’Unione non prevedono alcuna obbligatorietà, a fronte della situazione italiana in cui, com’è noto, a seguito del decreto Lorenzin sono divenute obbligatorie ben dieci vaccinazioni – la risoluzione adottata il 28 gennaio dall’assemblea del Consiglio d’Europa pone un freno alla deriva autoritaria, che sempre più cerca di sottrarre ai cittadini il diritto all’autodeterminazione in materia di salute, integrità personale e diritto alla libera scelta.

Ben vengano anche i vaccini anti Covid, perciò, se davvero sono efficaci, ma a patto che non siano calpestati i fondamentali diritti dei cittadini, che l’informazione su di essi sia chiara e trasparente, che vengano predisposti adeguati ed effettivi strumenti per monitorarne eventuali effetti dannosi e per risarcire chi si trovi a doverne subire le conseguenze e che nessuno possa essere discriminato se, in scienza e coscienza, decide di non volersi sottoporre a nessuno di essi.

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