Il Paese dell’amore e delle arance

by Mariella Di Monte

Cos’hanno in comune San Valentino e gli agrumi?

Bisogna essere pugliesi per saperlo, anzi foggiani. Garganici, per essere ancora più precisi. Qui, sullo sperone della penisola, sorge uno dei borghi più belli d’Italia, Vico del Gargano, il paese dell’amore ma anche uno dei tre comuni che costituiscono l’Oasi agrumaria del Gargano, insieme a Ischitella e Rodi Garganico.

Fino al 1618, il santo patrono dei vichesi era San Norberto, che si festeggiava nel mese di giugno, ma c’era bisogno di un santo che proteggesse da vento, grandine e gelate invernali i preziosi e delicati agrumeti della zona, già noti attorno all’anno Mille, quando Melo, principe di Bari, mostrò ai Normanni la ricchezza delle terre di Puglia e inviò in Francia delle cassette di “pomi citrini”, cioè di arance amare. Allora come oggi, la zona garganica era ed è l’unica coltivata ad agrumi dell’intera fascia adriatica.

Fu così che una delegazione di abitanti del luogo venne inviata a Roma, alla ricerca di un nuovo santo protettore. E siccome un tour finalizzato a trovare numi tutelari cristiani non poteva che prevedere anche un’esplorazione delle catacombe, uno degli emissari garganici urtò, nel buio dei luoghi, contro qualcosa che sporgeva da un loculo e che si rivelò essere un braccio di San Valentino. L’evento fu interpretato come un segno del destino, e così le reliquie del santo vennero portate sul Gargano e venne costruita una chiesa, il cui altare fu adornato di arance e alloro.

Da allora, nella ricorrenza del 14 febbraio, a Vico vengono adornate e incorniciate piazze e vicoli con corone di arance e alloro a forma di cuore, la statua del santo viene portata a spalla dagli abitanti e vengono benedetti piante e frutti di arancio.

Col tempo la festa patronale di questo caratteristico borgo ha attirato coppie di giovani innamorati di ogni parte del mondo, che arrivano sulla montagna cara all’arcangelo Michele per bere il succo delle arance benedette, considerato dalla tradizione come magico filtro d’amore eterno, portatore di gioia e felicità.  

Gli agrumi protagonisti di questa festa sono anche profumi e colori, ingredienti preziosi di tante prelibatezze garganiche e presidio Slow Food. La Regione Puglia ha inserito la ricorrenza di Vico nel progetto “Patroni di Puglia”. Dall’otto al diciassette febbraio di ogni anno, quindi, si rinnova un evento che lega enogastronomia, storia e leggenda.

Dalla chiesa dell’Annunziata all’Arco di San Valentino, dalla Scalinata dell’Amore ai falò, nel centro storico non si può fare a meno di passare per il “vicolo del bacio”, una stradina larga appena cinquanta centimetri e lunga una trentina di metri, che obbliga le coppiette a stringersi per attraversarlo, propiziando effusioni e contatti resi ancor più suggestivi dalla tradizione secondo la quale in questo vicoletto e presso il Pozzo delle Promesse gli innamorati si scambiavano giuramenti di amore eterno.

E forse non è un caso che il dolce tipico di Vico siano i “Sospiri” o “Dolce della sposa”, morbide cupolette di pan di spagna farcite con crema pasticcera e ricoperte di “naspro”, una glassa nella cui preparazione non può mancare il succo di limone. Alla fine del pranzo nuziale, secondo la tradizione, una guantiera di questi squisiti dolcetti viene ancora oggi regalata dagli sposi ad ogni famiglia di invitati, insieme alla bomboniera, come ringraziamento per aver partecipato alla festa.

L’amore e gli agrumi, in fondo, hanno in comune la dolcezza e le note asprigne, il profumo inebriante e le note amarognole. Sarà anche per questo che San Valentino ha trovato casa sul Gargano?

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