Rosa Barone e la mappa del Terzo Settore in Puglia. «I generativi creano valore e sono felici»

by Antonella Soccio

Non si può essere felici senza la felicità altrui. Parte da questa consapevolezza civica la seconda tappa del ciclo di incontri sull’attuazione della riforma del Terzo Settore, promosso e organizzato da Regione Puglia – Assessorato al Welfare e ARTI (Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione), d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il Tavolo del Terzo Settore, arrivato a Foggia.

Insieme all’assessora al Welfare della Regione Puglia, Rosa Barone e a Valentina Romano, direttrice del Dipartimento Welfare della Regione Puglia sono intervenuti Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica, Università di Roma Tor Vergata, presidente Comitato Scientifico NEXT – Nuova Economia per Tutti, direttore benecomune.net; Pasquale Marchese, presidente CSV Foggia; Antonio Anzivino, portavoce Forum provinciale Terzo Settore, e Antonio Russo, vicepresidente nazionale Acli con delega al Welfare e coesione territoriale.

Quali saranno per associazioni e aziende no profit i benefici dell’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale Terzo Settore)? 

Per rispondere a questa domanda la Regione ha inteso coinvolgere le realtà attive nelle diverse province pugliesi.

«Stiamo cercando di confrontarci con il tessuto della nostra regione per delineare il terzo settore pugliese: il registro unico nazionale è obiettivo del ministero ed è diventato motivo di crescita del territorio. Il nostro è un team di lavoro per la cittadinanza attiva. Stiamo portando avanti il bando Puglia Capitale Sociale per promuovere la cittadinanza attiva 3.0 con una dotazione di 9 milioni di euro con progetti che hanno creato economia sociale. Sono certa di stare dalla parte giusta insieme a tutti. È una grande emozione toccare con mano il tessuto vitale della nostra regione», ha detto con grande partecipazione l’assessora al Welfare Rosa Barone.

Dal prof Leonardo Becchetti sono giunti infiniti spunti sull’economia della felicità teorizzata anche da Stefano Zamagni ed altri, sull’economia circolare e su tutto ciò che crea valore in maniera sostenibile.

Il percorso di ricerca, ha spiegato, ha portato a vedere nella “Generatività”, il valore più importante per dare senso all’esistenza. Si è generativi quando la creatività è combinata con la passione di fare qualcosa per gli altri.

«Le persone che pensano che la loro vita abbia significato si aspettano di vivere di più. Chi è più generativo ha un tasso di mortalità più basso- ha evidenziato il docente che è stato tra i fondatori di Banca Etica- Siamo esseri relazionali, se non facciamo qualcosa che serve agli altri che viviamo a fare?».

Il prof mutua il pensiero dello psicologo sociale Erikson. Sono desiderio, che scatta se facciamo delle esperienze), far nascere, accompagnare e lasciar andare i segreti peressere generativi.

Quando un territorio è generativo?

L’ultimo miglio della felicità è contribuire alla società. Ed ecco quindi che con vari contenitori il prof studia la longevità attiva, la lotta ai neet, i volontari, il terzo settore con i changemaker, gli innovatori sociali

«Dobbiamo lavorare ad una economia civile, che si fonda su cittadinanza attiva, imprese responsabili e partnership tra profit e no profit. La politica non è fatta dall’uomo solo al comando ma dalla società civile. La variabile chiave è la cooperazione, ma sappiamo che le relazioni non sono facili, ci sono invidie e conflitti. Come diceva Hume, cos’è che fa scattare la fiducia? È lo scambio di doni. Questa cosa diventa polarizzante Le aziende che sono capaci di cooperare fanno più utili».

Da qui si concretizza dunque il glossario dell’economia civile, fatta di prossimità, il voto col portafoglio, generatività, inclusione, cittadinanza attiva, amministrazione partecipativa, rigenerazione, contribuzione.

Esistono però dei problemi che possono frenare l’economia civile. Il primo è senza dubbio la transizione demografica: l’Italia perde abitanti, ci sono più morti che nati, con problemi a cascata per l’INPS, la scuola e il valore degli immobili.

Vi è poi una epidemia di morte per disperazione, con basso reddito, bassa istruzione, fallimento delle relazioni, stigma. Infine il problema ambientale, le condizioni per il riscaldamento globale stanno sempre lì.

«È fondamentale azzerare le emissioni di CO2, che provocano siccità, ondate di calore, climi estremi. La grande battaglia è la circolarità: creare valore in maniera sostenibile cambiando le fonti di energia». Da San Giovanni a Teduccio col sostegno delle bollette ai più deboli ai produttori di agrumi con pannelli sopra gli agrumeti fino alla pugliese Masseria Frutti Rossi che produce melograni col 100 per cento di energia rinnovabile. Sono tante le esperienze di autoproduttori energetici, che lavorano con fasce deboli, diversamente abili, detenuti, malati mentali, su terreni confiscati. 

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