Da assassino ad agente segreto di Sua Maestà la regina

by Carmine de Leo

Nei primi anni dell’800 un numeroso contingente di truppe francesi stazionò in Puglia in conseguenza di accordo tra il Regno di Napoli e la Francia finalizzato al controllo dei patti di pace tra queste due nazioni.

La Puglia non era predisposta ad accogliere i Francesi che ammontavano a circa 15.00 tra soldati semplici e ufficiali, anche italiani, ma arruolati fra le truppe della Repubblica Cisalpina aggregate all’armata francese.

I soldati semplici e i sottufficiali furono sistemati alla meglio presso conventi, stalle e locande, ma per gli ufficiali il governo ordinò che ogni famiglia benestante dovesse ospitarne qualcuno.

Questa disposizione, che si aggiungeva a quella del costoso mantenimento di questa armata straniera da parte delle comunità locali, provocò non poche proteste da parte dei capifamiglia, che vedevano, in tal disposizione, oltre al peso economico, una violazione della loro intimità.

Le preoccupazioni erano dettate dal fatto che i militari avevano una solida fama di seduttori e loro galanteria, spinta oltre le normali convenzioni, nei confronti delle fanciulle e delle donne sposate, aveva presto creato non pochi problemi di gelosie e tradimenti.

I rapporti tra le truppe e le popolazioni locali non erano molto buoni, anche per l’arroganza dei militari che si comportavano come vere e proprie truppe di occupazione., anche se così non doveva essere, perché la loro presenza della Puglia avrebbe dovuto essere solo quella di assicurare la pace.

Molte le testimonianze di questa situazione, specialmente nel Salento, ove il prezioso diario manoscritto del Buccarelli ci porta a conoscenza di diversi incresciosi episodi.

In particolare, in questo manoscritto, nella cronaca della primavera del 1804 sono riportati  gli episodi più significativi accaduti in quegli anni, come un uxoricidio e  l’omicidio di un ufficiale delle truppe Cisalpine aggregate all’armata francese, tale Gerolamo Tela.

L’11 maggio del 1804, come riporta il Buccarelli, alle tre di notte, il capitano Tela, che alloggiava a Lecce nel Portaggio di Rugge, isola del Carmine, presso l’abitazione di un commerciante ex militare della Repubblica Partenopea, Luigi Mellone, fu da questi ucciso perché sorpreso in intimità con la moglie del Melone, Anna Pacelli, che, anch’essa aggredita dal marito, perirà alcuni giorni dopo per le gravi ferite riportate.

Il duplice omicidio avvenne per gelosia e il Mellone, ricercato dal Tribunale criminale di Lecce e dai militari francesi, non fu mai ritrovato.

Evidentemente, prima del duplice omicidio, egli aveva già programmato la sua fuga.

La convivenza forzata, purtroppo, aveva fatto sbocciare i sentimenti e il Mellone, accortosi dell’adulterio, cieco di rabbia, aveva assassinato i due amanti.

Il destino del Mellone dopo questo duplice delitto, come si apprende da varia documentazione conservata presso gli Archivi di Stato di Lecce e Napoli, prenderà una piega molto avventurosa; egli diventerà un agente segreto di Sua Maestà la regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo Lorena, moglie di re Ferdinando.

Il Melloni, forte probabilmente delle sue esperienze di viaggio e dei precedenti contatti come commerciante, fuggirà dapprima nell’isola di Malta, poi in Grecia, a Corfù, quindi in Turchia e in Germania.

Sotto falso nome, nel 1807, è a Trieste allora sotto l’impero Austro-Ungarico; in questa città apre e dirige una manifattura, ma è costretto a fuggire con l’arrivo delle truppe francesi.

Da Trieste, con l’aiuto del duca di Sangro, s’imbarcò per Palermo, ora la corte borbonica era scappata a seguito dell’invasione del Regno da parte dei Francesi e l’insediamento di Giuseppe Bonaparte sul trono di Napoli.

In Sicilia il Mellone, grazie alla sua conoscenza di varie lingue straniere ed alla sua esperienza di viaggi, fu ingaggiato definitivamente come agente segreto direttamente dalla regina Maria Carolina, con l’incarico di organizzare un servizio di corrispondenza fra Palermo e l’Austria.

Il Mellone parte nuovamente e si ferma a Scutari, in Albania, ove con le credenziali fornitegli dalla regina istituisce un Consolato; sede diplomatica che sarà solo un ponte verso l’impero Austro-Ungarico.

Infatti, partito da Scutari per Vienna, in questa città incontrerà il ministro borbonico Ruffo, che lo incaricherò di recapitare un prezioso plico di documenti alla corte di Palermo.

L’agente segreto Mellone, dopo varie traversie, riuscì a portare a termine la sua missione.

Intanto, il suo anziano padre, ottenuto per lui il permesso di rimpatriare a Lecce, gli scriverà invitandolo a fare ritorno a casa per salvare l’azienda di famiglia, ormai in cattive condizioni economiche; ma l’agente segreto, ricevuti i ringraziamenti personali della regina, ripartirà per un’altra missione per l’Austria e la Germania, al fine di valutare e programmare in sicurezza, in caso dì invasione della Sicilia, una eventuale fuga della stessa regina.

Durante questo viaggio, però, il Mellone, dopo aver superato alcune difficoltà a Messina, nel marzo del 1813, imbarcatosi su un bastimento inglese, scambiato per un agente doppio, fu arrestato e condotto nell’isola greca di Zante, allora in mano inglese.

Dalla fortezza di Zante riuscirà a fuggire in maniera rocambolesca e raggiungere l’Albania; la sua conoscenza delle lingue dovette favorirlo non  poco.

Il suo avventuroso viaggio al sevizio di Sua Maestà la regina proseguirà poi via mare per Reggio Calabria, città da cui risalirà la penisola italiana fino a raggiungere finalmente via terra Vienna per portare al termine la sua missione esplorativa.

Intanto, però, nel 1815, reintegrata sul suo trono dal congresso di Vienna, la corte borbonica era tornata a Napoli e l’agente segreto Mellone potrà quindi finalmente ritornare nella sua Lecce!

In Puglia, ricongiuntosi col suo vecchio genitore ed i suoi figli, continuò il suo servizio come agente segreto agli ordini dell’intendente, ovvero del governatore della provincia di Lecce, tal Vincenzo Guarini, famigerato filo borbonico.

Dopo una vita molto avventurosa, il Mellone terminerà i suoi giorni presso un suo figlio giudice regio in Maglie.

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