La leggenda di San Valentino

by Mariella Di Monte

Facciamo conto di essere a Terni, 175 anni dopo il fondatore di una nuova religione, che si chiamò cristiana in onore del suo primo profeta, di nome Cristo. Facciamo che questa religione sta iniziando a darsi una struttura burocratica, con un capo supremo che fa un po’ da capofamiglia – e difatti si chiama Papa, cioè papà in greco – e dei sottocapi locali che si chiamano vescovi – e cioè, sempre alla greca, sorveglianti, ispettori – e hanno giurisdizione sulle città e sul contado che da ogni città dipende.

In questo contesto nasce Valentino, che nel 197, appena ventunenne, viene investito da Papa Feliciano del vescovado di Foligno.

Tempi ancora difficili per il cristianesimo, che cammina sottotraccia come una setta e patisce le persecuzioni dei suoi adepti, ma il nostro vescovo umbro è persona di grande dirittura morale, carità e umiltà, e un certo Cratone, famoso oratore greco e latino, lo chiama a Roma per guarire il suo figliolo, infermo da anni. Insomma, Valentino gli salva il ragazzo e poi converte al cristianesimo tutta la famiglia e pure la cerchia degli amici greci di Cratone: Proculo, Efebo, Apollonio e pure il figlio del prefetto che da loro andava a lezione.

Tra una guarigione e una conversione, il nostro vescovo trova finanche il tempo di celebrare il matrimonio in articulo mortis tra il legionario romano Sabino e la giovane cristiana Serapia, malata terminale di tisi. E qui inizia la leggenda: mosso a commozione dall’amore del giovane per la fidanzata morente, Valentino benedisse la loro unione, i due caddero in un sonno profondo e vi rimasero finché insieme non resero l’anima a Dio, perpetuando in eterno il loro amore.

Passano gli anni, il vescovo continua a fare proseliti e celebrare matrimoni e, siccome trova anche il tempo per coltivare la passione del giardinaggio, dona i suoi fiori alle coppie che benedice e piano piano arriva a destinare una giornata dell’anno ad una benedizione nuziale generale.

Ma il cristianesimo continua ad essere perseguito dall’ordinamento dell’epoca e Valentino rischia come tutti i cristiani del suo tempo. Imprigionato sotto l’imperatore Aureliano, non bastò a salvargli la vita il miracolo di restituire la vista alla figlia cieca del suo carceriere: morì martire per decapitazione il 14 febbraio del 273, e il suo corpo fu portato a Terni e sepolto in corrispondenza del sessantatreesimo miglio della Via Flaminia.

Il nome di San Valentino, nel frattempo elevato agli altari, e la festa degli innamorati vennero tuttavia associati solo nel 496, allorché Papa Gelasio istituì la festa che celebrava la concezione cristiana di unione, facendola cadere nel giorno in cui si ricordava il martirio del santo.

In realtà, come per altre feste cristiane, la giornata degli innamorati ricalca, precedendola di un giorno sul calendario, la precedente ricorrenza dei Lupercali, rito pagano che cadeva il 15 febbraio, durante il quale le matrone romane si offrivano spontaneamente alle frustate e ai desideri sessuali dei giovani adepti al culto di Fauno Luperco, dio della fertilità. Si trattava di vere e proprie orge, che dopo l’Editto di Tessalonica ed il riconoscimento del cristianesimo come religione di Stato furono messe al bando, sostituite da un diverso concetto di fertilità, basato sulla purezza di un amore romantico, fatto di sentimenti e di reciproco affetto.

A distanza di un millennio e mezzo da quei tempi, la ricorrenza di San Valentino, come la totalità delle altre, è ormai più che altro una festa commerciale, che poco o nulla conserva dello spirito con cui fu istituita. Tuttavia, nell’eterno fluire e rifluire della storia, il culto che un po’ ovunque nel mondo viene tributato al santo dell’amore ha il merito di ricordarci che, in qualunque modo lo si voglia declinare, la vera forza motrice del mondo è la tensione emotiva che lega tra loro gli innamorati.

You may also like

Non è consentito copiare i contenuti di questa pagina.