Uno Spazio Giallo per i figli dei genitori detenuti alla Casa Circondariale di Foggia. Contro lo stigma e la vergogna della carcerazione

by Antonella Soccio

A Foggia ci sono oltre 350 bambini che entrano nelle mura del carcere per incontrare i genitori detenuti. Nella Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti è previsto un apposito spazio dedicato alla accoglienza dei bambini in visita alle loro mamme e ai loro papà nei penitenziari. La Carta riconosce il diritto dei minorenni alla continuità del legame affettivo con i genitori detenuti e mira a sostenerne il diritto alla genitorialità.

Senza stigma, senza silenziosi misteri, senza vergogna. La Carta infatti impegna il sistema penitenziario italiano a confrontarsi con la presenza dei bambini in carcere e con il peso che la detenzione del proprio genitore comporta nel rispetto dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Grazie all’esperienza dell’associazione Bambini senza sbarre, che ha istituito il primo Spazio Giallo a Milano nel 2007, frutto dell’esigenza di strutturare un luogo adatto ad accogliere i bambini, tale luogo è diventato realtà anche nella Casa circondariale di Foggia. Ogni bambino e bambina, tra le varie procedure, può attendere anche un’ora prima di vedere il genitore detenuto nell’area adibita al colloquio. Prima quel transito d’attesa, dove si depositano pacchi e regali, era un luogo grigio, carico di ansia e di paura. Oggi colorato di giallo e ricco di libri e di giochi è una stanza di accoglienza. Nello Spazio Giallo i bambini si sentono “previsti e pensati in una istituzione totale come il carcere”, in un percorso a forte impatto e potenzialmente traumatico e spaventoso. Tra piccoli tavoli e giochi i bimbi possono attendere e prepararsi al colloquio col genitore detenuto, decantando l’ansia che spesso comporta l’incontro.

Alla inaugurazione e al taglio del nastro insieme alla direttrice del penitenziario Giulia Magliulo, sono stati presenti il Comandante d’Istituto Claudio Ronci, la Coordinatrice della Rete Nazionale di Bambinisenzasbarre Martina Gallon e la fondatrice di Lavori In Corso Aps Antonietta Clemente, referente territoriale di Bambinisenzasbarre. Con loro anche la sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo e l’assessora al Welfare Simona Mendolicchio.

La realizzazione del nuovo modulo riservato allo Spazio Giallo permetterà di accogliere, in un ambiente più ampio e adeguato, i bambini che entrano in Istituto, nella delicata fase di attesa che precede l’incontro con il genitore detenuto.

Il progetto, sostenuto da Enel Cuore, la Onlus del Gruppo Enel attiva al fianco delle realtà che intervengono a tutela dei bisogni di chi vive in condizioni di fragilità e di disagio sociale, sarà a disposizione dei minorenni che entrano ogni giorno nel carcere di Foggia per incontrare il proprio genitore, un bisogno di 100 mila bambini con il genitore detenuto in Italia e 2,2 milioni in Europa. Si tratta di un progetto architettonico ideato e costruito ad hoc che espande lo Spazio Giallo, modello di Bambinisenzasbarre – un ambiente attrezzato per l’infanzia che entra in carcere per mantenere il legame con il genitore detenuto – configurando un’estesa area d’accoglienza per i minorenni, un segnale di forte attenzione del sistema penitenziario nei confronti dell’infanzia che incontra il carcere.

Dal 20 febbraio, gli operatori di Lavori In Corso Aps, referente territoriale di Bambinisenzasbarre e partner di rete che opera in Puglia, potranno accogliere i bambini in uno spazio rinnovato, ampliato e a loro dedicato dove prepararsi all’incontro con il genitore, intercettarne i bisogni e attivare prese in carico del nucleo familiare con focus primario sul bambino.

Giulia Magliulo, direttora della Casa Circondariale di Foggia, ha collaborato con l’avvocata Antonietta Clemente, per mettere a punto l’area e dare visibilità alla relazione genitoriale

«Il tema dello spazio giallo è l’affettività in senso assoluto- spiega- i bambini sono vittime incolpevoli degli errori dei genitori. La separazione causata dalla detenzione ricade su di loro perché si trovano improvvisamente deprivati dei genitori. L’obiettivo è quello di donare un impatto diverso col carcere durante l’attesa, in modo che sia molto delicata grazie all’intervento dei terapeuti e degli psicologi. Il tema prevalente è quello della verità per allontanare stigma e emarginazione».

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