Il braccio armato della tv trash

by Roberto Pertosa

“Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto dei giganti”

Perché ci rassegniamo a vivere in un mondo involuto? Cosa ci impedisce di ribellarci a questa terribile progressione indirizzata precipitevolissimevolmente verso una spaventosa irreversibilità?

Certo, è vero, ogni espressione ha la sua rappresentazione dei tempi, che spesso non coincide con la parola evoluzione.

Ma quando l’intero scibile punta inesorabilmente verso una medesima infinita voragine nera, allora è tempo di reagire, di avere posizioni nette, che solo una miope e analfabeta visione della società spingerebbero a definire, molto impropriamente, “radicali”, ma che sono invece opportunamente distanti dall’approssimazione di un’insignificante posizione nel mezzo tipica degli inutili e degli ignari.

Infatti, ogniqualvolta la pochezza volgare e insulsa si manifesta nelle sue forme più estreme, torna prepotentemente di moda l’impropria espressione “radical chic”, il cui significato, continuamente e ampiamente annacquato nel dibattito pubblico, soprattutto italiano, è miseramente tradotto nella patetica difesa di chi deve inevitabilmente confermare la propria appartenenza alla categoria degli incolti pressappochisti.

Venerdì sera si è sancita in maniera definitiva la consacrazione della tv spazzatura, in una becera manifestazione che gratifica, per giunta, e in maniera preoccupante, un’intera comunità, o gran parte di essa, la quale si sente glorificata da quella assurda rappresentazione di fedele identificazione antropologica, manifestazione che invece risulta imbarazzante nella sua presunta e ingannevole intenzione di una patetica ironia che dovrebbe irridere un intero contesto socio/culturale “marciando sugli stereotipi dell’italiano ignorante e molesto”.

Pio e Amedeo si identificano come il braccio armato volto all’annullamento antropologico totale di una civiltà, sono l’estensione della più becera incultura dilagante, tipica di un involuto contesto culturale diffuso, la riconferma costante dell’eterno successo della mediocrità e dell’ignoranza, della moda del tempo che assegna il successo al primo che passa, la trasposizione dell’atteggiamento tipico dell’uomo di strada, dei peggiori quartieri urbani degradati.

Essi cavalcano l’onda di un successo a scadenza, senza la consapevolezza che nel domani immediato saranno impietosamente sostituiti da altri protagonisti peggiori di loro, nell’eterno sfruttamento da parte dei media consapevoli della assoluta certezza del loro successo e seguito di pubblico, in un susseguirsi senza tregua di infinite icone negative della volgarità, di concentrati di “buoni” esempi per le nuove generazioni che si arrogheranno il diritto indiscusso all’emulazione, educate al loro linguaggio, al loro atteggiamento, ai loro modi.

E questa metodologia mediatica non si esaurisce perché è parte integrante e fondamentale di una ben più complessa “strategia dell’ignoranza” che è ormai giunta a compimento. Ossia, l’obiettivo primario concepito per il controllo assoluto delle masse, e i cui protagonisti, quelli in questione, in questo caso, sono solo inconsapevoli artefici di disegni collaudati ben più grandi di loro, macchiette abilmente manovrate da assassini spietati della cultura, i quali li sfruttano abilmente anche allo scopo di raggiungere inverosimili e considerevoli indici d’ascolto, soprattutto, anzi direi esclusivamente, nell’ambito di determinati e specifici contesti geografici che corrispondono sempre a contesti culturalmente degradati, con la precisa volontà di abbandonarli al loro eterno destino di manovalanza.

E in questa istigazione all’isterismo per procurato danno all’intelligenza, in questa totale assenza di bellezza, subentrano, con toni paralleli, campagne mediatiche del tipo “L’informazione la fate voi”, come classiche armi psicologiche, per nulla casuali, al pari della meschina identificazione antropologica messa in atto inconsapevolmente dal duo Pio e Amedeo, in un momento storico in cui il cittadino viene costantemente “indirizzato” su quello che deve fare, sui comportamenti che deve attuare, su quello che deve dire, volte allo scopo di calmierare animi ormai incandescenti, ma che danno ai miseri sprovveduti, il cui scadente livello percettivo ne garantisce il risultato, l’illusione di contare qualcosa, di incidere, di essere protagonisti, di essere uguali a “quelli che contano”, trasferendo nel loro inconscio l’illusione della partecipazione.

Infatti, la nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni da parte delle cosiddette “forze occulte” che si propongono, spesso con successi sbalorditivi, di convogliare le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi a prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali, e agendo su di noi, a nostra insaputa, con una capacità di persuasione la cui efficacia a volte non è percepita in maniera invasiva, o addirittura ignorata, quanto più è considerata inesistente la capacità analitica dei destinatari, soggetti passivi dei messaggi e sostanzialmente incapaci di rielaborarne i contenuti.

Non in mio nome.

…. continua

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