La storia tarantina di Calimera e Tumulo, l’amore col nemico

by Carmine de Leo

I sentimenti d’amore, ci insegna la storia, sono davvero ciechi e quando sbocciano non vi è nulla per poterli frenare.

Questa è la singolare storia d’amore fra la bella Calimera e il comandate romano Tumulo, nemici in guerra, ma comunque terribilmente innamorati, tanto da sacrificare le loro giovani vite sul rogo.

La storia o meglio le vicende leggendarie di questi due innamorati si svolsero verso il terzo secolo dopo Cristo, quando la città di Taranto, alleatasi co Pirro, re dell’Epiro, si ribellò all’autorità i Roma.

Quest’ultima potenza si apprestò quindi ad assediare Taranto con un corposo contingente di truppe guidate dal giovane generale Tumulo.

Imprigionata fra le sue mura di difesa a causa dell’assedio posto dall’esercito Romano, la popolazione della città di Taranto resisteva ormai da molti giorni.

Tra essa , la giovane e bella Calimera, quasi a voler respirare un po’ di libertà, era solita salire spesso sugli spalti delle mura cittadine per osservare, spinta anche dalla curiosità, l’accampamento dei nemici Romani e la campagna e l’azzurro mare che circondano Taranto.

Il suo sguardo cadde un giorno sulla figura del capo dell’esercito nemico, il giovane generale Tumulo.

Colpita dal bell’spetto di questo ufficiale romano, la ragazza salì sempre più spesso sugli spalti delle mura e fu infine notata anche dal giovane Tumulo.

I loro sguardi si incontrarono sempre di più e fu facile per il dio Cupido averla vinta!

Seppur lontani e nemici, i due giovani riuscirono a comunicare tra loro con gesti e con dei piccoli messaggi affidati ad un piccione viaggiatore.

Le belle parole, le belle frasi, le promesse, che si scambiavano non servivano però ad attenuare l’ardore del loro amore, che esigeva un incontro fra Calimera e Tumulo.

Provarono pertanto più volte ad incontrarsi, ma la situazione era sempre molto più difficile e lo stato di guerra non gli permetteva divedersi di persona.

Passavano i giorni, i mesi e crescente disperazione dei due giovani innamorati aguzzò il loro ingegno e li rese più intrepidi!

Calimera, il cui nome di chiara origine greca, vuol dire buon giorno, era sempre più disperata e, pur d’incontrare di persona il suo impossibile amore, si risolse una notte, eludendo la sorveglianza delle sentinelle tarantine, ad aprire una porta secondaria della città, a Tumulo seguito da un manipolo di soldati romani.

I Tarantini, però, accortisi ben presto degli intrusi, diedero subito mano alle armi e rinchiusa la porta aperta da Calimera, intrappolarono i Romani, che circondati da tutte le parti, dopo un accanito combattimento, furono tutti catturati con il loro giovane generale.

Sottoposti a torture, i soldati romani confessarono presto che era stata la bella Calimera ad aprirgli la porta della città.

Non fu poi difficile per i Tarantini catturare Calimera, che confessò la sua colpa giustificandola con l’amore per il generale nemico Tumulo.

Il delitto era grave, perché era stata messa in pericolo tutta la città e la pena quindi fu altrettanto pesante, i due giovani innamorati furono quindi condannati al una pena atroce, ad essere arsi vivi; le fiamme avrebbero per sempre bruciato i loro corpi ed i sentimenti del loro impossibile amore.

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