La sera sulle case di Eduard Von Keyserlin, il romanzo invernale de L’orma

by redazione

Due nuove uscite per la casa editrice L’orma. La prima è La sera sulle case di Eduard Von Keyserling: seconda opera di questo autore nel catalogo delL’orma, un romanzo a suo modo molto “invernale” e dall’atmosfera suggestiva. Sarà in libreria dal 27 gennaio. 
La seconda è invece una novità assoluta per L’orma: La luce che pioveva di Giuliana Zeppegno, la prima volta per la nostra casa editrice con un esordio di narrativa italiana. Un dialogo intimo madre-figlia con particolare attenzione al paesaggio di un Piemonte contadino-novecentesco. Uscirà in libreria il 24 febbraio. 

La sera sulle case 

Dopo la morte improvvisa del fratello la giovane baronessa Fastrade von der Warthe torna nel sontuoso castello di famiglia per accudire il padre. Ritrova così il mondo dell’infanzia, ma anche il destino di immobilità che incombe su un’aristocrazia che vive ormai fuori dal tempo. Il  fidanzamento con il famigerato giocatore e avventuriero Dietz von Egloff aprirà la strada alla tragedia…A ridosso della Prima guerra mondiale, Eduard von Keyserling narra in un romanzo corale, denso di triangoli amorosi, duelli e inganni, i conflitti generazionali tra la gaudente rassegnazione dei padri e la ribellione fallita dei gli, descrivendo con melanconica ironia di un’epoca.

Pubblichiamo un estratto

Era caduta neve in abbondanza, il blu del crepuscolo era steso sopra la coltre bianca. La baronessa Arabella aveva fatto accendere due lampade nel salone, e ora vi si aggirava senza posa, le guance incavate tinte di un lieve rossore. Spesso si ferma-va e seguiva lo scampanellio lontano che giungeva dalla stra-da maestra. Ascoltare i sonagli delle slitte, udirne il tintinnio echeggiare dalla strada, attutirsi dietro una curva, allontanarsi o avvicinarsi, era divenuta per lei un’occupazione abituale nelle silenziose sere d’inverno, e che significato particolare aveva avu-to talora quel suono, come la sera in cui Fastrade se n’era andata via da loro, o ancora come quando aveva udito avvicinarsi la campana della staffetta che recava la notizia della morte del po-vero Bolko. Da allora la baronessa riteneva di poter intuire dallo scampanellio delle slitte il genere di novità in arrivo dalla strada maestra. Oggi, pensava, oggi che i sonagli avevano un’intona-zione particolarmente limpida ed emozionante, annunciavano il ritorno di Fastrade. L’anziana signora era tutta felice, ma in quella felicità c’era anche un pizzico di agitazione, che le procu-rava quasi un dolore fisico.Ora lo scampanellio era vicinissimo: fece un ampio giro nella corte e si arrestò davanti alla gradinata esterna. Christoph aprì il portone e forte ne riecheggiò il rimbombo. L’anziana signora rimase immobile e tese l’orecchio al rumore dei passi nell’ingresso. eSi udì la voce di Fastrade risuonare metallica: «Buonasera, Christoph, vedo che non è affatto cambiato, si è soltanto ingrigito un po’». «Qui tutti ci siamo ingrigiti, signorina» rispose Christoph. Quindi si aprì la porta, e Fastrade comparve nel suo bel portamento eretto. Il nero del vestito a lutto metteva in risalto le meravigliose tonalità chiare e vivaci dei capelli biondi e del viso tondo lievemente arrossato dal viaggio. Sorrise con quel suo sorriso che con tanta facilità le affiorava alle labbra, e gli occhi, viziati dalla penombra, si socchiusero sotto l’effetto della luce. La baronessa era rimasta immobile, quasi inerme, e piangeva. Solo quando Fastrade l’abbracciò con il suo solito afflato protettivo, sorreggendo e guidando quel vecchio e fragile corpo, Arabella percepì nuovamente tutto il calore della sua presenza dopo quei lunghi anni di gelo.Fastrade condusse la baronessa verso il divano, la fece acco-modare, le si sedette accanto e chiuse le vecchie mani nelle sue. La baronessa continuava a piangere in silenzio, Fastrade rimase calma al suo posto e lasciò vagare lo sguardo alla ricerca de-gli oggetti nei luoghi consueti. Tutto era rimasto al suo posto, nulla era mutato, eppure ogni cosa le appariva più pallida, più scolorita dell’immagine che ne aveva serbato nella memoria per tutto quel tempo, il rivestimento in legno sembrava più scuro, la seta dei mobili più sciupata, i cristalli del lampadario meno trasparenti. Tutte quelle cose parvero a Fastrade simili a oggetti tenuti accuratamente sotto chiave che, una volta ripresi, de-stano in noi meraviglia poiché, mentre erano nascosti, si sono fatti vecchi e sbiaditi. Anche i suoni della casa erano quelli di sempre. Dallo studio del padre si udiva venire la voce grassa e arcigna dell’ispettore Ruhke, dalla sala da pranzo echeggiava il tintinnio dei bicchieri e l’acciottolio dei piatti, e infine, in una stanzetta attigua al salone, una voce sottilissima e tremula cantava piano una melodia saltellante. Era Couchon, la vecchissi-27LASERASULLECASEma insegnante francese che aveva seguito la baronessa Arabella negli studi. Seduta accanto a una lampada con il paralume ver-de, raggomitolata in se stessa, il viso minuscolo sotto la stretta cuffia di velluto grigio, faceva un solitario e intonava sottovoce una melodia francese di cui si era perduta la memoria. Fastrade fu colta da un moto di commozione così forte da sentire il bisogno di esclamare ad alta voce: «Ah, Ruhke è da papà, e Christoph apparecchia la tavola in sala da pranzo, e Couchon canticchia mentre fa il solitario!».«Sì, bambina mia,» replicò la baronessa «non abbiamo nient’altro da fare che starcene seduti e aspettare che una cosa dopo l’altra venga giù s

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