“Vieste finalmente”: Michele Sepalone sceglie il mare d’inverno per i suoi scatti dalle emozioni pure in fase nascente

by Anna Maria Giannone

Dedicare uno shooting fotografico a Vieste e al Gargano, in questa seconda estate italiana pandemica, è quanto di più arduo possa esserci per un artista che con l’obiettivo è solito catturare l’anima dei luoghi e delle persone.

Non è semplice rifuggire lo stereotipo o il dozzinale scatto cartolina che imperversa, anche con una certa utilità promozionale da effetto moltiplicatore, sui profili Instagram delle/gli influencer sempre gaudenti e stupite/i o romanticamente pensose/i e con loghi ben in vista.

Vieste offre panorami mozzafiato che ben si prestano ad una narrazione con filtri: la Cala di San Felice con il celebre Architiello, il Pizzomunno in attesa della sua Cristalda, il borgo della penisola di San Francesco che si incunea nel mare, il windsurf acrobatico della Marina Piccola, la Chianca Amara, l’isolotto di Sant’Eufemia col suo faro, che custodisce i secolari segreti d’amore dei naviganti devoti a Venere Sosandra.

E invece il fotografo Michele Sepalone insieme all’architetto Matteo Pio Pazienza ha scelto di farsi agitare dal vento del “mare d’inverno”, percorrendo la “sabbia bagnata”, e rincorrendo le “stanche parabole di vecchi gabbiani”.

Michele Sepalone

Così, nei colori di febbraio, è nato il loro terzo libro edito da Andrea Pacilli Editore per la collana Raccontare l’Italia, dal titolo evocativo “Vieste finalmente”, dopo “Peschici in bianco e nero” e “Lesina laguna Gargano”.

“Mi sono ritrovato nei versi della canzone di Enrico Ruggeri, anch’io ho visto gli ombrelloni che rimangono aperti, i tavolini vuoti, ma apparecchiati. Mi piace osservare le mete turistiche quando i turisti non ci sono, riesco meglio a cogliere l’essenza di un paese e la bellezza di certi panorami che ci riempiono di incanto. Credo di aver fotografato l’Architiello ad esempio senza retorica, cogliendo anche Vieste in lontananza, e un’altra volta sfruttando la presenza di un visitatore intento a scattare una foto col telefonino”, racconta Sepalone a bonculture.

Nel libro, di cui Pazienza ha curato i testi, ci sono tante albe e cieli velati. Sepalone, che è anche un bravissimo disegnatore e pittore, ama i bagliori delle prime ore del giorno. Nelle sue foto si scorge sempre un inizio, una emozione pura in fase nascente.

C’è tanto rosa misto al blu e al viola nei suoi scatti tra torri d’avvistamento, trabucchi e pescherecci, Vieste a febbraio s’avvicina alla tavolozza di colori della Dalmazia, struggente e languida. Il Pizzomunno non è quello sfacciato e pieno del suo chiarore, ma è il monolite catturato in ombra, è il fidanzato sofferente sotto un cielo senza domani. Oppure è il punto estremo di una ellissi creata dalla baia, in una immagine assai poco comune della spiaggia del Lungomare Mattei.

“Uscire e rivedere quasi all’improvviso il luminoso mare che si staglia all’orizzonte, limpido e chiaro, quando ti appare d’incanto quel bagliore azzurro che si unisce al cielo, tra i secolari pini profumati che fanno da contorno, questo è Vieste, finalmente”, scrive Pazienza.

“Stupore, beatitudine infinita e meraviglia. Una sensazione di liberazione dell’anima, di risveglio e d’incredulità profonda per la bellezza infinita offerta agli occhi e allo spirito dalla fresca natura dei luoghi che ti circondano; luoghi fatti soltanto di mare azzurro e di tanto verde naturale”, continua l’architetto.

L’isolotto di Baia dei Campi fotografato da Sepalone è un luogo misterico, che si affaccia all’orizzonte dentro un mare di luce.

“Non volevamo fare il solito libro con immagini turistiche, spero che chi incontrerà il nostro testo scoprirà una Vieste che non conosceva. Ho fatto lo stesso con Peschici, che per certi versi ha una bellezza ancor più da cartolina, ho cercato posti intimi, inusuali nel racconto garganico che si regala ai turisti. Lì mi ha aiutato il bianco e nero, che meglio restituisce l’essenza dei soggetti. Vieste finalmente è invece a colori, è un approdo, un respiro di salsedine”.

I tre libri

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