Delio Rossi, il Foggia e quel nuovo ritrovato attaccamento alla maglia

by Filippo Mucciarone

Ole…!Ole…Ole…!Ole…Delio!…Delio!…Omissis temeraria ma non troppo, a supportare oltremodo in ovazione, lo svincolo campanilistico storico calcistico tra i più altisonanti dell’epoca d’oro rossonera. Tra mito (e allievo) contro leggenda (e maestro). Così inneggiano nel pullman i suoi giocatori vittoriosi, al ritorno in capitanata e che proietta così il foggia di Delio Rossi verso una finale inaspettata ai nastri di partenza di questi play off del girone C di lega pro. Avendo difatti relegato il Pescara di mister Zeman a sfortunata comprimaria nella lotteria rigoristica dagli undici metri, nella semifinale di ritorno (valevole per la doppia finalissima con accesso alla serie B) allo stadio Adriatico, vestito a festa per l’occasione come logico che fosse, ma costretto a calare gli ormeggi nel porticciolo angusto e pernicioso della serie C.

Un Foggia quello di Rossi targato 2023, “rabberciato” in corsa (alla guida tecnica) e a poche partite dalla fine della regoular season, che sembra dunque incarnare alla lettera quasi  l’excursus spirituale e caratteriale del suo allenatore, e che trae forti attinenze emblematiche seppur nel piccolo per certi versi grazie ad una propria forte peculiarità di dedizione e coriacea tenacia professionale, con l’epilogo dal forte sapore “Mundialito ‘82” degli Azzurri di Bearzot (da una parte), mentre dall’altra, ripercuotendo nella sue altrettanto gesta atletiche ed agonistiche da calciatore verso la seconda metà degli anni ’80 (appunto), l’inizio della grande scalata ed epopea calcistica rossonera con alla guida societaria il duo dei fratelli Casillo.

“Quel gran genio del nostro Delio”, prendendo affettuosamente in prestito un verso di “Viaggiare” del grande Battisti, se anche proprio il significato del suo nome in etimologia riporta a chiarezza, compattezza. Su un gruppo, tutto sommato dalle elevate capacità e potenzialità, ma sovente lungo questa stagione, provato dagli sbandamenti di quattro cambi di guida tecnica (compreso l’avvicendamento dello stesso Delio Rossi), che alla lunga anno portato bassino il grado di tensione adeguato sulla stessa propria autostima, che nonostante i comunque alti e bassi di prestazioni e risultati, facevano disperdere alla compagine dauna un minimo di comun denominatore votato all’acquisizione di una impronta dinamica, cinica e virtuosa, di squadra a tratti “spregiudicata”, a cui il mister attuale invece, a saputo lavorare di gomito stretto ed in maniera certosina per potergli affrancare e trasmettere in maniera decisiva in tal senso sia a favore del gruppo che per parte degli avversari, quel quid decisivo votato sul fattore dignità e rispetto. Dosandone via via in quantità maggiore e diversificata dei toni ed accenti identitari di sagacia tattica atta ad alimentare una intransigente costanza tecnica in divenire che solo in pochissimi frangenti sono emersi (piuttosto che in parte) nei 90 e passa minuti, in questo campionato.

Un nuovo e ritrovato contesto di attaccamento alla maglia, la voglia di crederci ed impegnarsi sino alla fine, riportano oltremodo ancora in auge le gesta di questa compagine rossonera, agli anni prima citati di cui infatti sempre il suo allenatore era capitano e pedina fondamentale per l’agone tecnico atletico in campo. Centrocampista di spinta o di rottura a seconda della bisogna, Delio Rossi rimarca pienamente le gesta traghettanti ed inarrestabili di beniamini (come Fratena, Codispoti, Limone, Barone, Silvestri, De Marco, e poi List, Scienza, Schio, Barbuti Baldini o Pedone e così via..) di quell’epoca calcistica rossonera se vogliamo ancora “analogica” e “no smart” che si accompagnava debordante ai tempi che varcavano la voglia o la necessità di emergere attraverso una quasi silenziosa ed acerrima trama di intrinseca disillusione, pronta a rompere gli argini rattoppati sui fenomeni simili e ad essi accostabili a cavallo tra fine anni ’80 ed inizio anni ’90.

Come refrain in slow motion (non sovrapponibili e così inestinguibili?): Ventiduesimo della ripresa, stadio P.Zaccheria, 14 agosto ’87. Il Foggia guidato da mister Marchioro (e reduce da quattro stagioni in C) è impegnato nella prima partita del quadrangolare “Coppa Durum” che vede ospitare compagini altisonanti a livello europeo e mondiale come Real Madrid Porto e Sampdoria (quella che di li a breve inanellerà il suo grande ciclo capeggiata da Vialli e Mancini). Sempre lui, Delio Rossi,  e lesto a non sedare la corsa che i postumi di un contatto sulla trequarti ospite, da parte di  Martín Vázquez su Fratena, attuano sui giri della sfera di gioco. Appena ferma infatti, calcia una punizione plastica dalla destra alla Giacinto Facchetti per la testa di Silvestri che incoccia in diagonale in avvitamento un bel colpo di testa alla destra del portiere Buyo.

Stadio Adriaco, Pescara, 8 Giugno 2023. Nono minuto della seconda frazione dei tempi supplementari. Angolo calciato di sinistro da Peralta dalla destra di gioco del Foggia, quasi al limite dell’area piccola della porta del Pescara, ed incornata vincente di Markic entrato da qualche minuto e buttato nella mischia in maniera “revanscista” da parte di mister Delio Rossi.

Insomma un “finale di partita” che stenta davvero a calare il sipario per il Foggia su questo campionato a parte dei play off vissuto oltre i tempi e gli avvenimenti normali delle grandi finali per i trofei delle competizioni europee più prestigiose.

Comunque vada Domenica 18 Giugno dalle ore 17,30 allo stadio “Rigamonti-Ceppi” di Lecco contro l’omonima squadra di calcio della città, per l’atto finale della seconda partita (il ritorno) della finale valevole per la serie B, sarà evidentemente comunque un successo e scandito da un doveroso ed univoco ringraziamento per questo gruppo e compagine rossonera a cui il suo tecnico Delio Rossi di origini riminesi (63enne) ma trapiantato di fatto a Foggia, oltre che per residenza e famiglia, a saputo imprimere in maniera indefessa determinazione e voglia di non mollare mai.

Che si possa emulare ed attingere ancora dalla sua vasta esperienza e palmares come allenatore, l’aspettativa collettiva della Città e della piazza RossoNera sarebbe, inutile dirlo, quella di poter eguagliare le gesta sportive tanto per restare in Puglia, del suo Lecce allenato dal 2002 al 2004, con il traguardo della promozione in A dopo averla allenata per due anni in B. Ma al netto comunque della preponderante parte intrinseca di fortuna, che sia il Foggia contro il Pescara che il Lecco contro il Cesena, hanno percepito a favore del proprio trampolino di lancio verso la finale Odierna, in questo rush arrembante “post campionato”, restano impresse nella memoria le memorabili rimonte dei Satanelli (sempre in questi play off) con Potenze e Cerignola. La vittoria di misura determinante (per 1-0) contro la favorita Crotone, ed un secondo tempo sorprendentemente da squadra di categoria superiore per compattezza tra i reparti e gestione della fase di rapidità nelle ripartenze, nella partita di andata in casa sempre contro il Crotone, ed anche se vogliamo per ciò che attiene il secondo tempo (decisivo) contro lo stesso Pescara del Boemo Zeman.

Se è pur vero che la fortuna aiuta gli audaci, come dice il proverbio, è lecito sognare anche più in la con gran parte di questa compagine e con questo Mister, al seguito di un prossimo campionato, qualunque sarà. Tra conferme e belle riscoperte, nella manovra di adeguamento al rafforzamento vieppiù caratteriale di questa formazione del Foggia ‘22/’23 trovano spazio senz’altro per valore aggiunto e “resa” in campo, gente come Schenetti, Dalmasso, Costa, Petermann, Frigerio, Garattoni, Bjarkason, Kontek, Peralta..          

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