George Eliot, la convergenza furtiva dei destini umani

by Michela Conoscitore

Adesso, in questa immensa bruttezza, risiede una bellezza molto potente che, in pochi istanti, incanta e si impossessa della mente, e che, come nel mio caso, ti porta infine ad innamorarti di lei. Sì, guarda come io sia letteralmente innamorato di questa donna intellettuale dalla faccia di cavallo.”

Qualcuno potrebbe definire poco carino questo elogio, un ossimoro firmato da Henry James, lo scrittore statunitense, autore di Ritratto di signora. James lo scrisse pensando a George Eliot, nom de plume della scrittrice inglese Mary Anne Evans. Per comprendere le parole di Henry James è necessario approfondire la conoscenza della Evans/Eliot, e quindi viaggiare con la mente fino all’Inghilterra di metà Ottocento.

Tutti conoscono, almeno superficialmente, il clima che si respirava in Gran Bretagna, durante il lungo regno della regina Vittoria: fu un’epoca che segnò profondamente la storia inglese, non soltanto in politica ed economia, anche dal punto di vista sociale, e quindi letterario. Quel che raccoglieva il plauso dal pubblico erano romanzi edificanti, che si allineavano alla morale dell’epoca e non sviavano da quel puritanesimo strisciante, così ben nascosto tra nastri e cuffiette.

Ebbene, George Eliot si discosta totalmente da questa pruderie vittoriana, concependo la sua vita come un’opera d’arte inedita, per fondare un nuovo filone di romanzo ottocentesco inglese che individua nuove tematiche da approfondire e contenuti innovativi. La Eliot era una donna in carriera, e già questa era una novità per l’epoca: traduttrice, vice direttrice di un giornale, editore oltre che appunto, scrittrice. Quindi pare scontato che volesse scrivere romanzi differenti, ma soprattutto essere presa in considerazione per la sua produzione letteraria e non per il suo sesso d’appartenenza. Anche per i romanzi, esistevano dei compartimenti stagni dove quelli pubblicati da donne venivano relegati alla definizione di ‘letteratura per signore’, nemmeno a dirlo un genere minore e quindi di poco conto. La Evans non ci sta, e così nasce George Eliot.

Mary Anne Evans nasce ad Arbury, nel novembre del 1819: i genitori, Robert e Christiana, vivevano nella tenuta amministrata dal padre, insieme agli altri due figli della coppia. Per la sua viva intelligenza, che si manifestò fin dall’infanzia, Mary Anne ebbe il permesso di frequentare proprio la prestigiosa biblioteca di Arbury Hall, le cui letture esercitarono notevole influenza sulla futura scrittrice. Inoltre, posto preminente nella prima parte di vita della Evans l’ebbe la religione, poiché la giovane fu educata in un’ambiente dove avevano pari importanza l’anglicanesimo, influenzato dalle correnti dissidenti delle Midlands in cui viveva la Evans, e la chiesa battista, dove la ragazza frequentava le scuole.

All’età di sedici anni perse la madre, così il padre si vide costretto a ritirarla da scuola, affinché si occupasse della casa. Mary Anne lo avrebbe accudito fino alla sua morte, avvenuta quando lei aveva compiuto trent’anni. In seguito al matrimonio del fratello, il quale prese possesso della casa di famiglia, lei e il padre si trasferirono a Coventry, ed è proprio entrando in contatto con i salotti della buona società del posto che permisero alla scrittrice di ampliare le sue conoscenze. Tra queste, i coniugi Bray che la introdussero a personalità di spicco come Ralph Waldo Emerson, così da allontanare Mary dal pensiero asfittico e polveroso della provincia, per abbracciare idee più moderne e liberali.

Quando il padre venne a mancare, dapprima si trasferì con i Bray a Ginevra, dove visse da sola. Poi, decise di andare a vivere a Londra, per diventare scrittrice. La mancata avvenenza di cui parla Henry James fu sempre una mancanza per Mary Anne, poiché andava a rinfocolare continuamente le sue insicurezze, anche come scrittrice. Quando conobbe il filosofo e critico George Henry Lewes, nel 1851, si può affermare che la Evans sbocciò, come donna e come intellettuale: Lewes era sposato e con prole, ma intratteneva con la consorte un rapporto libero e senza costrizioni. Relazioni simili non erano una novità, per quei tempi.

Lewes e la Evans iniziarono la loro relazione nel 1854, in occasione di un viaggio in Germania per lavoro. Nel frattempo, la Evans proseguì a collaborare con diverse testate, tra le quali la Westminster Review sul quale pubblicò il pamphlet Silly Novels by Lady Novelists, dove attaccò i romanzetti per signora che andavano per la maggiore, in quel momento. Da qui, la voglia di contribuire anche lei ad ammodernare la letteratura inglese: il primo romanzo dato alle stampe, pubblicato con lo pseudonimo di George Eliot, è Adam Bede che fa parte del ciclo Scene di vita clericale. A seguire, Middlemarch, Il mulino sulla Floss, Romola, Il velo sollevato e Daniel Deronda, che conquistarono una larga fetta di pubblico incluse la regina Vittoria e la figlia, la duchessa di Argyll.

La personalità fittizia della Evans/Eliot durò poco, ma i suoi libri non poterono mai essere catalogati come letteratura di quart’ordine, e lo dimostra questa citazione tratta da Middlemarch, uno dei suoi romanzi più famosi:

Chiunque osservi con attenzione la convergenza furtiva dei destini umani, scorge una lenta preparazione di effetti che una vita esercita su un’altra, che ha l’effetto di una calcolata ironia sull’indifferenza o sullo sguardo gelido con cui guardiamo il nostro vicino non ancora conosciuto. Il Destino sta in attesa, sarcastico, tenendo i nostri dramatis personae stretti in pugno.”

La penna della Eliot è affilata, realistica e cruda: non risparmia nessuno, ogni ambito della vita umana viene indagato dalla scrittrice e messo in luce per quello che è davvero, annullando romanticherie e rappresentazioni ideali. Regalò alla letteratura del suo paese analisi psicologiche, dei personaggi protagonisti dei suoi romanzi, che fecero scuola. I suoi libri non furono ambientati solo in Inghilterra, le vicende di Romola hanno come scenografia Firenze, poiché la storia è ambientato durante il Rinascimento, e vede come protagonista Girolamo Savonarola.

Alla morte di Lewes, qualche anno dopo, la Eliot decise di sposarsi ufficialmente con John Walter Cross, agente d’affari scozzese di vent’anni più giovane, sfidando ancora una volta le convenzioni, vincendole. L’epoca vittoriana, osservata attraverso i romanzi e la vita della Eliot, assume nuove sembianze, si mostra per quel che è stata davvero: anni imbellettati d’apparenza, non politically correct nell’essenza.

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